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Economia e Finanza

I NUMERI/ Europa e Italia (di nuovo) sul baratro

Ieri la Commissione Ue e l’Istat hanno diffuso le loro previsioni sull’economia europea e italiana. STEFANO CINGOLANI fa il punto della situazione sulle speranze di ripresa

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L’Unione europea ha perso il treno? A giudicare dagli ultimi dati sembra l’amara verità, non più solo un fosco presagio. Ieri la Commissione ha fornito le sue previsioni, in un giorno in cui le borse sono state duramente colpite dalle cattive notizie che vengono dall’Ucraina e dalla Cina, dove l’industria manifatturiera continua crescere meno delle attese. Le previsioni di primavera arrivate da Bruxelles sono scontate. Una cauta ripresa, alta disoccupazione (pressoché doppia rispetto agli Stati Uniti), prezzi in discesa. Con in più l’allarme sulla ricaduta della crisi con la Russia.

La tempesta inattesa sui cieli dell’Europa occidentale porta con sé incertezza sulle forniture energetiche e sui prezzi del gas; instabilità anche nei flussi dei capitali; sanzioni che colpiscono le grandi imprese, le quali per circa vent’anni sono state spinte dai governi a puntare su Mosca. A essere più danneggiata questa volta non è la periferia, bensì la più grande economia europea, la Germania.

L’industria tedesca può diventare meno competitiva per i costi della riconversione energetica dal gas russo ad altre fonti (le rinnovabili, è questa ancor oggi la scommessa del governo di grande coalizione), non a vantaggio di altri paesi europei, ma degli Stati Uniti. L’Italia, anch’essa fortemente esposta verso la Russia, seguirà a ruota. Tutti i gruppi industriali e bancari europei trattengono il respiro, perché una grande ombra cala sulle loro strategie a medio e lungo termine. Anche se la tensione dovesse stemperarsi, come ci si augura, è avvenuta una frattura geopolitica che condizionerà gli anni futuri. E tutto questo mentre l’Europa ancora fatica a uscire in modo netto e chiaro dalla lunga recessione.

La Commissione Ue definisce la crescita europea “graduale e bilanciata da un punto di vista regionale, coinvolgendo anche la maggiore parte dei paesi vulnerabili”. Il prodotto lordo della zona euro dovrebbe aumentare dell’1,2% nel 2014. Leggermente rivisto al ribasso, invece, il dato del Pil per il 2015, ora all’1,7% contro l’1,8% stimato a febbraio. Per l’Ue a 28 membri, stime all’1,6% nel 2014 e al 2% nel 2015.

L’inflazione continua a calare e ciò rappresenta un parametro da monitorare costantemente per la Bce di Mario Draghi: nell’Eurozona scenderà dall’1,3% del 2013 allo 0,8% nel 2014, mentre nel 2015 dovrebbe risalire all’1,2%. Le nuove stime rivedono al ribasso le previsioni d’inverno, quando il tasso era dato rispettivamente all’1% e all’1,4%. Nell’intera Unione europea i dati previsti sono dell’1% e dell’1,5%. La disoccupazione calerà nell’Eurozona all’11,8% quest’anno e all’11,4% nel 2015. Non in Italia, dove il tasso di senza lavoro vedrà “un nuovo picco” nel 2014 con il 12,8% (contro il 12,6% stimato a febbraio) e nel 2015 “scenderà marginalmente” a 12,5% (a febbraio era al 12,4%). Si tratta di dati peggiori rispetto a quelli dell’Istat.