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ALITALIA/ Quanto ci costerà il nuovo "pasticcio" con Etihad?

Pubblicazione:mercoledì 7 maggio 2014

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Il tormentone Alitalia non finisce mai, ma, quel che più conta, rischia di concludersi, per ora, con un nuovo salasso ai danni dei cittadini. Facendo una carrellata sul recente passato, si possono mettere insieme i costi delle indecisioni e delle decisioni sbagliate dei vari Governi. Già alla fine del 1997, poco prima dell’apertura di Malpensa, lo Stato intervenne con una ricapitalizzazione di
2.750 miliardi di lire. Dopo aver aperto Malpensa, costata 3 miliardi di euro, anche per rilanciare l’Alitalia, che avrebbe così dovuto e potuto intercettare il ricco traffico del nord-Italia, ci fu, invece, subito il bisogno di una nuova iniezione di risorse pubbliche di 893 milioni di euro nel 2002.

L’apertura di Malpensa doveva coincidere con la privatizzazione di Alitalia e la fusione con il grande vettore olandese Klm, sfumata all’ultimo minuto per le resistenze dei boiardi di Stato, che non volevano rinunciare all’uso politico clientelare del vettore pubblico. La struttura organizzativa e gestionale, rimasta quella vecchia e inefficiente, portò ad aver bisogno, già nel 2004, di altri 400 milioni, di un miliardo nel 2005, e di 300 milioni nel 2008. Mentre le altre compagnie aeree europee chiudevano traumaticamente e subito si riprendevano sotto nuove vesti (Sabena, Swissair) o venivano privatizzate, come British Airways, o ristrutturate, come Air France e Lufthansa, in Italia tutto rimaneva immutato. Nonostante tutte le ricapitalizzazioni pubbliche dell’ultimo decennio, prima della privatizzazione avvenuta nel 2008, l’Alitalia continuava la sua incerta navigazione. Fino all’ultimo “aiuto di Stato” permesso dalla Unione europea.

Le cose non sono cambiate anche dopo la pasticciata privatizzazione costata almeno altri 3 miliardi allo Stato. La nascita della bad company dove sono confluiti gli enormi debiti pregressi a carico dello Stato non è servita a risolvere il problema. E ora siamo al punto di partenza. Infatti in questi anni dalla privatizzazione il Governo non ha mai fatto mancare costosi aiuti ai “capitani coraggiosi”, Colaninno in testa, che hanno rilevato Alitalia. Non è mancata la copertura dei costi della cassa integrazione dorata per 4 mila addetti, che percepiscono oltre i quadruplo degli altri lavoratori italiani, la concessione del monopolio sulle principali rotte interne e lo slittamento dei pagamenti del kerosene all’azienda pubblica Eni.


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COMMENTI
07/05/2014 - Questo paese non cambia mai (Antonio Ferri)

Come solito per proteggere l`interesse di alcune categorie privilegiate (dipendenti arroganti e superpagati, capitani coraggiosi e banche), si buttano a mare gli interessi della collettivitä ricostruendo e concedendo ad Etihad un mercato protetto nel quale quella che sarä la nuova compagnia e relativo padrone potranno fare prezzi e rotte che piü gli aggradano, cose giä viste con CAI. Az deve essere lasciata fallire e il mercato va completamente liberalizzato in modo da dare a tutti la stessa possibilitä di offrire il servizio migliore cosi le compagnie piü efficienti rimpiazzeranno quella attuale a beneficio e nel solo interesse dei passeggeri. Mi pare invece si vada nella solita direzione ed a noi cittadini rimarrä l`alto costo dei biglietti aerei (vedi Francia, altro mercato protetto a favore di AF), dei debiti pregressi da pagare e di cassintegrati da mantenere chissä fino a quando; ma dimenticavo, tra poco ci saranno le elezioni ed allora............ Visto che non siamo capaci da soli di fare i nostri interessi, spero che tra CEE ed altre compagnie europee facciano saltare questo scempio che se realizzato cosi come prospettato e` contro la libera concorrenza.