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Economia e Finanza

FINANZA/ La "balla" tedesca che trasforma l'euro in cappio

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Nel momento in cui la Bce dovesse manifestare il suo comportamento e la sua attenzione forte nei confronti della situazione dell’economia e dell’occupazione, sarebbe immediatamente accusata di andare al di là del suo mandato istituzionale. Non rientra nell’ambito degli obiettivi assegnati alla Bce l’impegno per l’occupazione nell’area euro.

 

Quali sono gli strumenti a disposizione della Banca centrale europea?

La Bce ha a disposizione numerosi strumenti. Un impegno esplicito a favore dei livelli di occupazione è proprio ciò di cui oggi avremmo bisogno, anche sottoforma di robusti ammortizzatori sociali per i disoccupati che pure non sono di competenza della Bce. Ma la banca centrale può utilizzare strumenti molto più potenti per fare in modo che il credito arrivi in particolare alla piccola e media impresa. È ciò di cui c’è bisogno in Francia, in Spagna ma soprattutto in Italia.

 

La Germania sta beneficiando degli attuali tassi di cambio?

La Germania, soprattutto a partire dalla crisi del 2009, ha risposto con un forte aumento delle esportazioni verso il mondo asiatico. Dal punto di vista dei cittadini tedeschi la situazione attuale è la migliore possibile, perché avendo un tasso di cambio così elevato il prezzo delle importazioni è basso, mentre le esportazioni continuano ad andare bene.

 

Perché le esportazioni tedesche non sono danneggiate dall’euro forte?

Ciò dipende in primo luogo dalla particolare struttura delle esportazioni tedesche verso il mondo asiatico. La Germania ha avuto la capacità e la fortuna di avere i prodotti giusti al momento giusto, proprio quando la Cina è entrata nel Wto. Ciò ha permesso di liberalizzare gli scambi e di aprire l’enorme mercato cinese a beni tedeschi molto apprezzati dai cinesi stessi come quelli automotive. Per tutti questi motivi, l’euro forte va bene alla Germania in quanto le permette di pagare meno per le importazioni mentre continua ad avere risultati incoraggianti per quanto riguarda le esportazioni. Non va però bene agli altri Paesi, in particolare alla Francia, che a sua volta ha una struttura produttiva molto robusta, ma non è stata così fortunata. E ancora meno fortunate sono state l’Italia e la Spagna.

 

(Pietro Vernizzi)

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