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FINANZA E POLITICA/ Il voto che ferma il bazooka di Draghi

Pubblicazione:venerdì 9 maggio 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Al di là dei messaggi più o meno criptici, Draghi sa benissimo che le misure tecniche, tra l’altro assai complesse, che la Bce può mettere in atto nell’ambito di un quantitative easing europeo possono valere assai poco se non interverrà una volontà politica oggi in letargo in attesa del voto. All’apparenza l’eurozona ha molti motivi per rallegrarsi: la crisi finanziaria morde di meno; anche il Portogallo, dopo l’Irlanda, è uscito dal programma di assistenza liberandosi dell’odiata troika; calano i rendimenti dei titoli italiani, spagnoli e perfino greci nei confronti del Nord Europa.

Tutto questo, combinato con la situazione di bonaccia dei mercati finanziari drogati da sei anni di tassi bassi, contribuisce ad alimentare una sensazione pericolosa, cioè quella per cui non sia necessario procedere a quelle riforme di cui l’Europa ha drammatico bisogno per andare avanti sulla strada dell’integrazione. È vero l’esatto contrario, ha ammonito ieri Draghi, consapevole che c’è ancora molta strada da percorrere in salita prima di arrivare in vetta. E che, senza una spinta politica, non solo l’integrazione non va avanti, ma l’eurozona rischia di cadere come un ciclista dalla bicicletta quando smette di pedalare.

Appuntamento a giugno, insomma. Mese del tour de France e, si spera, del debutto di un Parlamento che creda ancora all’Europa.



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