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FINANZA E POLITICA/ La sponda di Draghi che può aiutare Renzi in Europa

Pubblicazione:domenica 1 giugno 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Abbiamo bisogno di un rassicurante quadro europeo sulle riforme, che ci consenta di concentrarci su un recupero di margini per l’investimento pubblico e privato. Quello pubblico è cosa di ben poco conto, siamo intorno a 25 miliardi al netto dei trasferimenti a Poste e Ferrovie. A contare sono soprattutto gli investimenti privati, che sono crollati del 27% dal 2008 a oggi.

 

Che cosa è possibile fare per contrastare questa tendenza?

Abbiamo bisogno di un intervento che detassi gli investimenti nuovi molto più del previsto. Per farlo occorre una certificazione europea che garantisca che se ciò provocherà minori introiti di gettito rispetto alle attese, l’Ue non venga a reclamare. Siamo infatti in un quadro in cui le entrate fiscali dell’Italia devono crescere di 87 miliardi tra il 2013 e il 2017. Occorre cioè un elemento interpretativo tale per cui la componente degli investimenti da detassare deve essere utile per fare più crescita reale, oltre a quella nominale attesa dalla Bce.

 

Renzi deve chiedere di poter sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil?

Sono contrario a chiedere sforamenti del deficit pubblico, perché la sfida di Renzi deve essere un’altra e cioè tagliare la spesa. Dei 32 miliardi di tagli di Cottarelli, per quest’anno Renzi ne ha disposti a malapena 3 miliardi, di cui 700 milioni a carico delle Regioni i quali sono tutti da vedere. Il problema è che la legge di stabilità dell’anno prossimo dovrà introdurre tagli per almeno 15 miliardi. Questi ultimi saranno assorbiti da nuove spese, come quella relativa all’estensione del bonus da 80 euro a incapienti e pensionati. Occorre invece un margine aggiuntivo di tagli a copertura di sgravi su impresa e lavoro.

 

(Pietro Vernizzi)



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