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IL CASO/ Il "doping" del Pil che ci inganna sulla crescita

Pubblicazione:domenica 1 giugno 2014

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A chi tocca non s’ingrugni. Questa volta tocca a vecchi satiri, focosi giovincelli, testosteronitizzati ad arte, poi agli stupefatti da Marie profane, pure agli avvinazzati d’ogniddove e a fumeur incalliti. Italici inadempienti orsù, le vostre malefatte, fin ieri danno, verranno domani rese virtù, nazionalizzate e ficcate nel conto economico. Già, “traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando di sigarette o alcol” da ottobre 2014 rientreranno tutte nel calcolo del Pil. Sono le novità, e che novità!, che rientrano nel sistema dei conti nazionali per la definizione della metodologia standard da utilizzare in tutti i paesi europei per la produzione di dati di contabilità. 

Signori incogniti, nella vostra oscura vita, fate oscura spesa. Questa genera ricchezza, denaro, Pil. Bene, dal momento che pecunia non olet e siccome tutto fa Pil: benvenuti alla luce! Benvenuti? C’eravamo già a fare la spesa! Già, quella lecita; per l’illecito no! Altri invece, in altri luoghi del mondo, già ci stanno. Oibò, non possiamo in un periodo di vacche magre consegnare tal vantaggio allo straniero. E che vantaggio! Nei paesi in cui già lo fanno da tempo, il Pil è cresciuto a tutto vantaggio di quelle economie. Negli Usa, ad esempio, dal 2010 al 2012 il Pil è cresciuto del 3,5%. Di corsa allora per recuperare lo svantaggio italiano. Già, mica siamo scemi, di economia sommersa ne abbiamo ben donde, mettiamola a profitto. Da noi dovrebbe crescere sto Pil, secondo i previsori Istat, di uno o due punti percentuali; per amor di patria, facciamo due! Hei hei: Merci+ mercinomio=+Pil

Bene, ciò detto, e a ottobre opportunisticamente da farsi, vanno tutti convocati quelli che devono fare quel che gli spetta per fare questo dannato Pil. Giust’appunto chi, nella fattispecie tra quelli della spesa aggregata, ha fatto questo meglio? La spesa pubblica, che spesso spende troppo e male, stavolta c’entra poco. La spesa in conto capitale, difficile da individuare. La spesa per le scorte, vista la deperibilità della merce, pochina. La spesa privata, questa sì, fatta al meglio per dare ristoro ai vizi di quei tizi. Ci sarebbe poi la merce, di questo mercimonio che, arrivando dall’estero, sottrae punti al Pil, ma… lasciamo perdere.


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