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SPILLO/ 1. Europa e Usa, i danni della finanza che si vogliono nascondere

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Il capitalismo è una macchina enormemente complessa e sviluppata, e quindi non esiste un’unica ricetta. Sicuramente un provvedimento necessario è quello di una riforma del sistema finanziario. L’enorme sviluppo delle disuguaglianze di paesi come Stati Uniti, Italia e Germania dopo la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 è stata causata soprattutto da una crescita incontrollata delle attività finanziarie, che hanno continuato a moltiplicare denaro che dietro di sé non ha nulla, né un’attività produttiva, né un valore di uso reale. È in gran parte capitale fittizio, che però tende ad accumularsi da una parte sola. Un intervento sul sistema finanziario sarebbe assolutamente indispensabile. Va tenuto conto del fatto che quanto è avvenuto non è stato un incidente, e non è stato causato da tecnologia e informatica, ma è stato dovuto alle liberalizzazioni intervenute sia in Europa che negli Stati Uniti per quanto riguarda i movimenti di capitale, i tipi di attività che le banche possono svolgere, e altri aspetti simili. Senza una profonda revisione del sistema finanziario la situazione continuerà ad andare sempre peggio.

 

Michele Ainis ha scritto sul Corriere della Sera che la crisi sta portando al diffondersi di una nuova ideologia pauperista, che rischia di colpire il ceto medio. È d’accordo con lui?

Trovo quasi offensiva una tesi di questo tipo, perché Piketty mostra molto bene che le disuguaglianze non sono venute semplicemente per il fatto che i ricchi sono diventati più ricchi, ma perché il loro arricchimento è esattamente simmetrico all’impoverimento dei più poveri. Quanto è avvenuto dagli anni ’80 in poi è una gigantesca redistribuzione del reddito e della ricchezza dal basso verso l’alto. Considerazioni come quelle di Ainis sono quindi veramente fuori luogo.

 

(Pietro Vernizzi)

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