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MPS/ Ecco cosa c’è dietro al "caos" registrato in Borsa

Pubblicazione:martedì 10 giugno 2014

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MONTE DEI PASCHI DI SIENA “L’attesa del piacere è essa stessa piacere” chiosava Gotthold Ephraim Lessing nel 1700, solo 100 anni dopo la storica bolla dei tulipani in Olanda, proprio quella che fece valorizzare un solo bulbo, privo anche d’un mero germoglio, quasi quanto una casa nella bella Amsterdam. L’attesa di qualcosa di annunciato, come uno schianto nel mezzo di una via, priva di ogni ragione di biasimare sia chi ci si è schiantato, sia chi non ha affisso un cartello “attenzione, muro all’improvviso”. Ciò che abbiamo visto ieri sulle azioni Monte dei Paschi di Siena, al netto dell’ignoranza, mostra manifesta incapacità chi quel cartello dovesse affiggerlo, e chi una via molto simile l’avesse già percorsa negli anni addietro, senza farne esperienza o, spero, memoria.

L’aumento di capitale di Mps è annunciato da molti mesi, e da alcune settimane noto come di importo rilevante (5 miliardi di euro) sia in termini assoluti, sia in rapporto alla capitalizzazione di mercato della banca (attorno ai due miliardi e mezzo di euro). Come è noto, dopo l’approvazione dell’operazione da parte dell’assemblea dei soci, un consiglio di amministrazione ha definito i particolari dell’aumento di capitale, in accordo con i dettagli del contratto stipulato con il consorzio di collocamento delle nuove azioni.

È stato quindi deciso che le nuove azioni sarebbero state emesse al prezzo di un solo euro (contro i 25 fatti segnare dalle azioni sino al giorno prima). Essendo le azioni in circolazione circa 116 milioni, la valorizzazione della banca pre-aumento di capitale è stata fissata a 116 milioni di euro, contro i 2 miliardi e qualche lacrima del giorno prima. Pertanto, piazzando azioni per 5 miliardi di euro, l’operazione è constata in un azzeramento totale del capitale esistente e nel collocamento di un capitale nuovo di zecca, per buona pace degli azionisti che, per non azzerare la loro quota nella banca, devono andare a comprare ben 214 nuove azioni ogni 5 vecchie possedute.

Certo, i 5 miliardi di euro sarebbero potuti essere divisi, invece che in 5 miliardi di nuove azioni del valore di un euro, in 1,25 miliardi di azioni a 4 euro, valorizzando così la banca e il suo vecchio capitale quattro volte di più, ma la decisione è stata diversa. 

Questo incipit è la parte più seria della storia, perché i risvolti sono un agrodolce miscela di lacrime e comiche. In occasione di un aumento di capitale, i derivati quotati da Borsa Italiana vengono modificati, seguendo un regolamento ben preciso e senza discrezionalità, per tener conto delle nuove condizioni di quantità di azioni in circolazione e del nuovo capitale sociale più ampio. 


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