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SPY FINANZA/ Italia, la "bomba a orologeria" innescata da Draghi

Pubblicazione:mercoledì 11 giugno 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Bene, al netto del fatto che io continuo a trovare quantomeno inusuali i movimenti a molla dei prezzi dell’energia - cartina di tornasole dell’attività industriale -, capaci prima di crollare poi di rimbalzare senza che di fatto vi sia una reale ripresa in atto (vedi il dato del Pil), sapete quanto pesa la componente della produzione industriale sul Pil italiano? Il 18,8%, contro il 25,3% dell’agricoltura, il 27,9% di credito, attività immobiliari e servizi professionali e il 20,9% che risponde alla voce “altri servizi”. Dunque, di cosa stiamo parlando? Certo, è una componente importante, ma questo Paese è deindustrializzato da anni ormai e lo sarà sempre di più se da un lato ci tramutiamo in supermarket per lo shopping estero - che poi chiude o delocalizza - e dall’altro facciamo in modo che il gioco delle tre carte di Mario Draghi freni qualsiasi tipo di riforma necessaria, in ossequio allo spread più basso dal secondo dopoguerra.

Quale investitore serio, che guarda non solo i fondamentali macro ma anche le priorità dell’azione politica del Paese, potrebbe davvero investire - credendoci - nell’Italia quando scopre che il dibattito più acceso rimane quello sull’eliminazione del Senato o sugli 80 euro in busta paga? Nessuno, cari lettori, come vi dicevo all’inizio è solo caccia al rendimento, fino a quando i tassi saranno bassissimi, l’inflazione zero e le banche centrali sembreranno delle copisterie. Ma quanto può durare questo mondo sganciato dalla realtà? Ve lo dico chiaro, non ancora per molto. E quando ci si accalca verso l’uscita di emergenza, i più deboli e i meno veloci ci lasciano la ghirba. 



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