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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Italia, la "bomba a orologeria" innescata da Draghi

Il rendimento dei titoli di Stato decennali italiani ha raggiunto livelli minimi che non si vedevano dal 1945, grazie alle politiche di Draghi. Il commento di MAURO BOTTARELLI

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Oramai siamo davvero alla farsa. Se infatti penso non sia mai esistito periodo storico in un cui la sconnessione fra tassi di mercato e fondamentali macro sia stata maggiore di quella attuale, i rendimenti dei bond della cosiddetta “periferia” europea fanno segnare nuovi minimi storici. E quando dico storici, non eccedo. Paesi fortemente indebitati e destinati a indebitarsi sempre di più come Italia, Spagna e Francia stanno infatti conoscendo sul mercato yields dei loro titoli decennali così bassi come non accadeva da 200 anni a questa parte! Già, Jim Reid di Deutsche Bank si è preso la briga di fare un’analisi storica dei trend dei rendimenti e ciò che è emerso è plasticamente raffigurato nel grafico a fondo pagina: Draghi ha di fatto compiuto il miracolo di comprimere gli spread a livelli mai visti pur non stampando, di fatto, una singola banconota. Il rendimento del decennale francese ha toccato un minimo intraday dell’1,654%, livello mai visto dal 1746, mentre il decennale spagnolo è ora al livello del 1789, mentre il nostro Btp ha toccato minimi simili soltanto per pochi mesi nel 1945. Insomma, un capolavoro assoluto.

I rendimenti dei titoli sovrani ci dicono una cosa sola: i loro detentori hanno la certezza che la Bce farà davvero “tutto ciò che serve” per difendere l’euro. Nient’altro. Non ci parlano infatti di fondamentali macro solidi, di traiettoria del debito in calo grazie a un forte aumento della crescita, di riforme strutturali per migliorare il mercato del lavoro: niente di tutto questo, quanto stiamo osservando è frutto del gioco di specchi dell’Eurotower e del prestigiatore Mario Draghi. Il quale con le sue parole e le sue promesse-minacce è riuscito a far confluire sull’eurozona un diluvio di soldi a costo zero garantiti dalle varie banche centrali del mondo, garantendo ai paesi più deboli una boccata di ossigeno che rischia però di tramutarsi in una dose di veleno.

La Spagna ha quest’anno bonds in maturazione per 102 miliardi di euro e 132 il prossimo, l’Italia ha una lista dei pagamenti che prevede 217 miliardi quest’anno e 248 il prossimo: così facendo, Draghi ha garantito ai governi dei due paesi di non doversi preoccupare troppo di attuare politiche e riforme necessarie, ha tolto pressione per così dire “darwinistica” agli Stati: vista così, sembra una cosa buona, ma siamo sicuri che nel medio termine non si trasformi in una bomba a orologeria? Non stiamo forse festeggiando un qualcosa che potremmo dover pagare a caro prezzo una volta che quei rendimenti diventeranno troppo bassi per il sottostante rischio strutturale che le economie dei paesi emittenti portano con sé?

Prendiamo l’Italia. Ieri l’Istat ha confermato, nella seconda lettura del Prodotto interno lordo, la contrazione preliminare diffusa il 15 maggio, registrando un calo del Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, dello 0,1% nel primo trimestre dell’anno rispetto al quarto trimestre del 2013, mentre su base annua ha confermato la contrazione dello 0,5%. A livello tendenziale, l’ultimo valore positivo per la nostra crescita risale quindi al terzo trimestre del 2011, anche se l’Istat ha precisato che il rallentamento su base annua è stato il più contenuto dal quarto trimestre 2011. Rispetto al trimestre precedente, i principali aggregati della domanda interna hanno registrato un andamento differenziato, con un incremento dello 0,1% dei consumi finali nazionali e un calo dell’1,1% degli investimenti fissi lordi. Le esportazioni e le importazioni sono aumentate, rispettivamente, dello 0,8% e dello 0,3%.