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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ "L'effetto Giappone" che può mettere in ginocchio l'Italia

Solo il 30% del debito pubblico italiano ormai è in mani straniere, un po’ come avviene in Giappone. Ma questo, spiega MAURO BOTTARELLI, può non essere un buon segnale

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Ormai non c’è nemmeno più da stupirsi, per dirla all’inglese, siamo al business as usual. Ieri il Tesoro ha fatto il pieno nell’asta Bot: il ministero dell’Economia ha assegnato tutti i 6,5 miliardi di euro di Bot a un anno con tassi in calo al minimo storico, sotto lo 0,5%, visto che il rendimento sul titolo annuale è infatti sceso allo 0,495% dallo 0,65% dell’asta di maggio. Buona anche la domanda, pari a 1,7 volte l’importo offerto, in rialzo da 1,64 precedente. «Supportata dalle misure della Bce, l’attività del mercato primario continua a rimanere favorevole a costi di finanziamento sui minimi record», hanno sottolineato i fixed-income strategist di Unicredit interpellati da Cnbc, ricordando che nell’asta di oggi verranno offerti da 3 a 3,5 miliardi della terza tranche del Btp maggio 2017, da 3 a 4 miliardi del nuovo sette anni dicembre 2021 e tra 500 milioni e un miliardo del trentennale 2044. Sappiamo già che sarà un successo.

Sempre ieri, poi, il Portogallo ha collocato in asta 975 milioni di titoli a 10 anni, con tasso medio al 3,2524% dal 3,5752% dell’asta di aprile. Il rapporto di copertura è sceso, risultando pari a 2,43 dal precedente 3,5 ma occorre sempre ricordare che si tratta della prima asta dall’uscita del programma di sostegno fiscale a maggio. A detta di Rbs, c’è spazio per altri due collocamenti sindacati più avanti. Tuttavia, bontà loro, da Lisbona fanno sapere che il Tesoro lusitano intraprenderà questa strada solo se lo spread continuerà a restringersi e l’appetito degli investitori rimarrà solido. E ancora, il Tesoro francese ha lanciato il nuovo titolo di Stato a 15 anni indicizzato all’inflazione della zona euro annunciato martedì, con ordini che hanno al momento superato i 5 miliardi di euro. Per il nuovo Oatei, scadenza luglio 2030, è stata fornita un’indicazione di rendimento in area 21 punti base (+/-1 pb) sopra il rendimento dell’Oatei luglio 2027 cedola 1,85%. Il pricing dell’emissione, primo caso di “inflation linked” francese dal 2011, è atteso nella giornata odierna.

Come corre la periferia dell’eurozona ragazzi, roba da leccarsi e baffi e mettersi in fila con il resto del parco buoi per farsi spennare a dovere ma con il sorriso sulle labbra e lo spread ai minimi. Già, perché ieri in apertura di contrattazioni il differenziale tra Btp decennali e omologhi tedeschi era a quota 149 punti base, dopo aver chiuso martedì a 143 punti, con un rendimento del 2,92%, mentre lo spread Bonos/Bund segnava addirittura 122 punti per un tasso del 2,65%. Peccato che a Piazza Affari l’indice Ftse Mib continuasse però a scendere, appesantito guarda caso dalle sanissime banche italiane, con Monte dei Paschi che ancora non riusciva ad aprire ma questa volta per eccesso di ribasso (-23,15% teorico) al terzo giorno dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro.

Eh già: sapete quanto ha già perso chi ha creduto all’aumento di capitale dell’istituto senese, tra azioni e diritti? Il 23%, un bel bagnetto di sangue, non c’è che dire. E auguro a quegli sventurati che il prezzo non scenda sotto un euro, altrimenti possono tranquillamente prendere la paccottiglia che qualche simpatico promotore gli ha rifilato e utilizzarla per stabilizzare sedie e tavoli traballanti. D’altronde, quando si dà fiducia a un istituto tecnicamente già fallito che punta a un aumento di capitale pari al doppio della propria capitalizzazione si ama decisamente il rischio: anzi, direi che se non si è un trader professionista che sa come e quando uscire, siamo alle soglie del feticismo. I miei più sentiti auguri. Ma torniamo al debito pubblico, mia fissazione del momento.