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Economia e Finanza

FINANZA/ Dagli Usa parte il "conto alla rovescia" per l’Italia

L’Italia sembra avere davanti a sé, spiega UGO BERTONE, almeno nove mesi favorevoli prima che gli Usa alzino i tassi di interesse. Meglio usare al meglio questo tempo

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Il Consiglio direttivo della Bce “è unanime nel suo impegno a ricorrere anche a strumenti non convenzionali nel quadro del proprio mandato qualora si rendesse ancora necessario affrontare rischi connessi con un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato”. Non lascia alcun dubbio il Bollettino della Banca centrale di Francoforte: poco conta che il Pil dell’Eurozona segnali una modesta ripresa, comunque “inferiore alle attese”; o che, finalmente, i “mercati del lavoro confermino una tendenza alla crescita”. Non è assolutamente il momento per compiacersi dei risultati raggiunti, vedi “i continui miglioramenti delle condizioni di finanziamento che si trasmettono all’economia reale” o “i progressi compiuti sul fronte del risanamento dei conti pubblici e delle riforme strutturali”. No, il cammino per neutralizzare la caduta dei prezzi e la minaccia alla crescita è appena iniziato. Le misure prese il 5 giugno a Francoforte, per quanto robuste, sono solo il punto d’avvio, insomma, non l’epilogo della sfida.

Quali le prossime tappe? La Banca centrale europea, come annunciato alla fine del meeting, presterà in autunno alle banche circa 400 miliardi per 4 anni al tasso dello 0,25%, da utilizzare come si vuole, e quindi anche per comprare asset finanziari a tassi fisso. Questa somma potrà aumentare considerevolmente per gli istituti che nel 2015 dimostrano di aver aumentato i prestiti alle aziende rispetto ai 12 mesi che precedono il 30 aprile 2014. Al contrario le banche che nel 2016 non potranno dimostrare di aver usato le somme per finanziare le aziende, dovranno restituirle (ma dispongono comunque di due anni per impiegarle come credono). Insomma, l’iniezione di capitale è davvero robusta e si farà sentire sui bilanci delle banche, destinati a trarre grande profitto dal denaro a costo zero, una novità in pratica inedita per l’eurozona che in questi anni ha dovuto sopportare condizioni di stretta effettiva del credito nell’ambito delle pulizie precedenti gli stress test previsti dall’Unione bancaria.

Ora, ad operazione avviata, la musica cambia, come emerge con evidenza dalle dichiarazioni di Mario Draghi al termine del direttorio. A una domanda sulle motivazioni che stanno dietro la fine della sterilizzazione delle iniezioni di liquidità del Securities markets programme (195 miliardi a fronte degli acquisti di titoli dei paesi dell’eurozona a rischio) Draghi ha risposto con grande candore che l’inflazione è troppo bassa. Al netto dei tecnicismi, ha commentato Alessandro Fugnoli, è “come chiedere a un fedele perché ha ucciso la vacca sacra e sentirsi rispondere che aveva fame”. Insomma, una coltellata all’ideologia tedesca.