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FINANZA/ 1. Italia, "l'allarme contagio" che Renzi ha ignorato

Secondo uno studio del Fondo monetario internazionale, Italia e Spagna, nonostante i bassi spread, possono diventare un problema per l’Europa. GIUSEPPE PENNISI spiega perché

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Perché ogni lunedì mattina, su questa testata, appare almeno un commento critico nei confronti dell’azione di un Governo che vuole essere riformista e riformatore? Me lo hanno chiesto alcuni colleghi corsi alla corte di Matteo Renzi per soccorrere “l’uomo del 41%”. La risposta è semplice. Il Presidente del Consiglio è un uomo di mezza età - può essere considerato “giovane” solo secondo i canoni delle gerontocrazie del Sud-Est Asiatico - che sa di essere brillante ma non onnisciente e che si deve guardare da chi sottolinea le sue ‘buone azioni’ senza fargli notare le trappole che esse generano o i trabocchetti in agguato.

Matteo Renzi dovrebbe tenere a mente il testamento del magnate siderurgico americano, Andrew Carnegie, creatore, tra l’altro, della Carnegie Hall e del Carnegie-Mellon: il suo esecutore testamentario ebbe un milione di dollari (del 1919!) perché - come da istruzioni testamentarie - la lapide nel cimitero di Pittsburgh è semplicissima e ha scritto il suo nome e cognome, data di nascita e di morte e la frase “Andrew Carnegie fu un nuovo fortunato perché ebbe collaboratori sempre più brillanti di lui”. Alla larga dai sicofanti; si ascoltino i grilli parlanti anche se fastidiosi.

Sabato la stampa, che ha dedicato pagine alla riforma della Pubblica amministrazione e all’ondata di nomine (con commenti per lo più positivi, ove non piaggeriscamente adulatori), ha relegato tra le brevi le notizie che lo stock di debito pubblico ha toccato i 2.146 miliardi di euro, che i mercati attendono con trepidazione le valutazioni di Moody’s e che, sinora, il Governo non ha presentato un programma organico su come affrontare questo nodo.

Quel che è più grave è che non ha fatto alcun cenno alle preoccupazioni espresse, senza troppi “se” o “ma”, dal Fondo monetario internazionale. Il Working Paper n. 14/76 (ne sono autori due economisti Fmi distanti e distinti dalle nostre beghe: Brenda González Hermosillo e Christina Johnson) è eloquente: l’Italia e la Spagna hanno sostituito la Grecia come elemento cruciale di contagio dello “stress” finanziario. Si giunge a questa conclusione da un’analisi della volatilità dei Credit default swaps (Cds) di Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Spagna e Portogallo. La volatilità dei Cds - lo sa chi lavora sui mercati finanziari - è indicatore più complesso ma più eloquente dello studio dello spread dei rendimenti sui titoli pubblici a medio e lungo termine. Il Cds trasferisce il rischio di credito da un titolo a un altro; nel caso specifico da quelli di Grecia, Irlanda, Italia, Spagna e Portogallo a quelli della Germania.