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FINANZA/ 2. I nuovi "subprime" che possono mettere nei guai l'Europa

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

La cosa grave è che rischia di innescarsi uno spaventoso effetto domino. Se una banca inizia a soffrire, dovrà dismettere quei prodotti finanziari o comunque vendere gli immobili (recuperati dopo azioni legali non indolori, sia finanziariamente che socialmente). Ovviamente tale mossa deprimerà ancora più i prezzi, coinvolgendo altri istituti bancari finora rimasti indenni dalla recessione immobiliare. Il solito effetto domino, cioè un film già visto nel 2007 e poi 2008, con il clamoroso fallimento della Lehman Brothers.

Quell’esempio può essere istruttivo del disastro che potrebbe accadere, poiché alcuni ricorderanno che la prima banca a fallire fu l’inglese Northern Rock, un istituto per nulla coinvolto in mutui subprime. Ma allora perché ebbe dei problemi, fino a essere nazionalizzata? Semplicemente perché era esposta sul mercato interbancario, cioè per l’attività quotidiana ricorreva in continuazione al prestito interbancario. Ma con col scoppio della crisi, nell’agosto del 2007, il prestito interbancario si paralizzò (le banche smisero di avere fiducia tra loro!) e la Northern Rock si trovò improvvisamente nell’impossibilità di svolgere la propria operatività quotidiana. Risultato: corsa dei clienti agli sportelli e lunghe code di correntisti sui marciapiedi.

Oggi sembra un passato lontano, ma in realtà non è cambiato nulla. Ora la Bce fornisce di fatto liquidità illimitata alle banche europee, ma le stesse continuano a fare lo stesso sporco giochino, quello di tentare di creare denaro dal nulla. Ma i problemi strutturali sono rimasti tutti lì: il tempo è passato e i debiti si sono ingigantiti, insieme alla disoccupazione e ai problemi sociali, destinati a scoppiare sempre più fragorosamente di quanto avvenuto in passato.

Qualcuno si ricorda della situazione, a detta di tutti, disastrosa dell’Italia del novembre 2011, quando si dimise Berlusconi e subentrò al governo Monti? Le cronache sono ormai ricche degli aneddoti sulle influenze straniere (e pure di istituzioni italiane?) riguardo quegli avvenimenti. Ma cerchiamo di fare una analisi asettica, basata sui numeri. Il debito allora era a 1900 miliardi e il rapporto debito/Pil al 120% (fine 2011). Oggi, secondo i dati usciti da Bankitalia in settimana, il debito ha raggiunto il nuovo record di 2146 miliardi di euro, quindi 250 miliardi di euro in più rispetto al 2011, mentre il rapporto debito/Pil si avvia a superare il 136%.

Nessuno dice niente al riguardo? Draghi non ha niente da dire? Allora l’Italia sembrava sull’orlo del baratro, oggi invece, col nuovo ennesimo record di debito, le istituzioni spargono ottimismo. Sarà per il Fiscal compact, che metterà l’Italia tra i cattivi? Sarà per l’European redemption fund, che costringerà l’Italia a passare di mano i suoi beni demaniali?

Sempre secondo Bankitalia, le entrate fiscali (che ovviamente risentono dell’andamento dell’economia reale) sono calate del 2%. Siamo in recessione e ovviamente ne risentiranno anche le casse dello Stato. Draghi non ha niente da dire? La sua principale preoccupazione è la difesa dei lucrosi stipendi concessi da Bankitalia? Nessun conflitto di interessi? Ma non dobbiamo avvelenarci con queste considerazioni: quel presunto denaro lì, l’euro, è carta straccia fondata sul debito creato dal nulla. Quando inevitabilmente torneremo alla sovranità monetaria, stamperemo tutta la moneta che ci serve, senza chiederla a nessuno. Perché noi valiamo. E l’Italia, nonostante tutto, è una Repubblica fondata sul lavoro. Il nostro lavoro: quello è il vero valore. Allora dobbiamo stamparci una moneta capace di riconosce questo valore.

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