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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. I nuovi "subprime" che possono mettere nei guai l'Europa

In alcune aree dell’Europa, ammonisce il Fmi, si rischiano bolle immobiliari. Intanto, dice GIOVANNI PASSALI, Draghi decide di occuparsi degli stipendi di Bankitalia

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Ci mancava solo questa, per riconfermare l’assurdità di una architettura monetaria che lavora contro il bene del popolo. Il governatore della Bce, Mario Draghi, è intervenuto in settimana per redarguire il governo. Si è allarmato per la possibilità che venga approvato un disegno di legge che comprenda anche un contenimento dei super stipendi dei vari funzionari e direttori presenti in Bankitalia. Secondo il suo giudizio, un simile provvedimento minerebbe l’indipendenza dell’Istituto di via Nazionale.

Ma di cosa stiamo parlando in concreto? Beh, il Governatore di Bankitalia, a oggi Ignazio Visco, ha uno stipendiuccio da 496 mila euro all’anno, mentre il Direttore Generale ne guadagna circa 450 mila e i tre vicedirettori generali ne guadagnano circa 315 mila. Da notare, per paragone, che l’attuale capo della Fed, la mitica Federal Reserve americana, signora Yellen, guadagna l’equivalente di appena 150 mila euro. Ma non è solo questo. Bankitalia è una struttura complessa che, secondo il recente comunicato stampa di Adusbef, comprende 58 filiali dove operano 696 dirigenti, 1449 funzionari, 1317 coadiutori più 3697 altri dipendenti. Nel 2012 il monte stipendi pagato è stato di circa 747 milioni di euro, mentre pensioni e indennità di fine rapporto sono costati 323 milioni. In media, ciascuno dei settemila dipendenti sono costati 105 mila euro, sempre nel 2012. Tutto questo accade mentre la disoccupazione giovanile è al 46%.

Ma l’intervento del Governatore Draghi appare scomposto sotto molteplici aspetti. Bankitalia non è già indipendente? O paga lo Stato? I suoi profitti non dipendono forse dalla funzione di emissione monetaria, sulla quale ha già la più ampia indipendenza, dato che dipende dalla stessa Bce e sulla quale lo Stato non può nulla? A che pro interviene, se non per ostacolare quella stessa spending review che da più parti in Europa viene continuamente richiesta?

Forse questo è un periodo di calma, per cui Draghi, non avendo niente di meglio da fare, trova il tempo per occuparsi di queste bazzecole interne. Non ha niente di meglio da fare, anche se lo stesso Fondo monetario internazionale, uno dei componenti, insieme alla Bce, della tristemente famosa Troika, ammonisce che il sistema finanziario globale rischia il collasso, a causa delle bolle immobiliari in corso in alcune aree. Tra quelle citate vi sono la Svezia e la Norvegia. Proprio i paesi finora scampati al disastro della recessione, dove la recessione si è fatta meno sentire grazie anche all’utilizzo di una moneta sovrana: la liquidità in eccesso, non trovando sbocchi in un mercato europeo sempre più paralizzato, si è accumulata in investimenti immobiliari. Ora che la ripresa svanisce, il rischio concreto è che molti dei mutui concessi per l’acquisto degli immobili diventino in qualche modo subprime, cioè mutui inesigibili. E la quantità di mutui concessi ha messo in allarme gli analisti del Fmi. I prezzi delle case risultano superiori alla loro media di lungo periodo rapportata agli stipendi di percentuali comprese tra il 33% e l’87%. Nel Regno Unito la percentuale è +27% rispetto ai redditi e +38% rispetto agli affitti.