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SPY FINANZA/ L'inganno dello spread "smascherato" dal Portogallo

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Bene, come mostrato plasticamente, quelle ratio hanno continuato a crescere dall’esplodere della crisi del debito a oggi: quindi, se come ci hanno detto l’inferno che stiamo vivendo da ormai cinque anni è frutto del debito e non dei giochini finanziari delle banche, oggi ne abbiamo più di allora in Portogallo, nonostante riforme draconiane, privatizzazioni sfrenate, svalutazione interna e quant’altro chiesto dalla troika in cambio degli aiuti. Dunque, a cosa è servito tutto questo? A nulla.

Inoltre, ogni euro speso dal governo ha un differente sbocco economico rispetto a quello investito da un’azienda. Prendiamo le piccole e medie imprese (Sme), il vero driver di ogni economia moderna e sviluppata: bene, dal 2009 l’indebitamento di questi soggetti è piatto, ovvero a causa del crollo del Pil nominale c’è stata una riduzione degli investimenti in termini assoluti. Il generatore di ricchezza del Paese è fermo dal 2009 e non dà segni di ripresa. Le cause sono note: assenza quasi totale di credito, fallimenti, ristrutturazioni e necessità di blindare i bilanci, tagliando le voci di spesa per investimento. Ma c’è di più: l’aumento della disoccupazione, la riduzione dei salari e gli aumenti delle tasse hanno creato un ambiente di preoccupazione per il consumatore portoghese, andando a impattare sulla domanda interna. Se a questo uniamo l’alto tasso di emigrazione registrato nell’ultimo periodo e la flessione della curva sia demografica che fiscale, abbiamo il combinato perfetto per altri anni di conseguenze negative per la produttività e la spinta imprenditoriale del Paese: insomma, come minimo stagnazione.

Dico come minimo, perché il prosciugamento della liquidità nel settore privato porta con sé il rischio di una depressione in piena regola per l’economia lusitana: questo, nonostante - anzi, a causa - dei programmi di austerity imposti ciecamente della troika su un’economia le cui fondamenta erano già parecchio traballanti. C’è di più: la ratio dell’indebitamento del settore pubblico non finanziario portoghese rispetto al Pil è cresciuta dal 108% del 2009 all’attuale 166%; insomma, non esattamente il successo che si pensava di ottenere a Washington e Bruxelles quando si sono delineate le strategia di intervento per “salvare” l’economia lusitana. Quindi, l’indebitamento statale è stato ridotto forse in termini assoluti ma non certo in termini relativi.


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