BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ La nuova speculazione sul debito italiano

Mentre i mercati obbligazionari veleggiano verso i livelli massimi, i volumi sono in discesa. Qualcosa non va e potrebbe essere pericoloso, spiega MAURO BOTTARELLI

Infophoto Infophoto

Non vorrei essere profeta di sventura, ma stavolta temo che la situazione sia davvero sfuggita di mano. La scorsa settimana vi parlavo di come gli acquisti monstre della Bank of Japan avessero di fatto ucciso il mercato obbligazionario nipponico, il più grande al mondo. Bene, il crollo dei volumi di scambio non solo ha già colpito anche il mercato equity del Paese ma tutti i principali mercati globali, visto che per trovare un po’ di liquidità gli investitori stanno dando vita a una rotazione di massa verso i derivati.

I continui acquisti di assets sui mercati di capitale da parte delle banche centrali - fenomeno correlato di cui parleremo dopo - sta riducendo di fatto la disponibilità di collaterale, lasciando gli investitori a secco di liquidità e intaccando ora anche il mercato dei Treasuries statunitensi (con la Fed che detiene di fatto un terzo del totale) e quello europeo, tanto che JP Morgan nel suo ultimo report ha scritto chiaro e tondo che «molta liquidità potrebbe essere più superficiale che profonda come si pensava».

Per Takehito Yoshino, capo del fondo d’investimento Mizuho Trust & Banking, «i flussi di liquidità sia sul lato della domanda che dell’offerta stanno continuando a calare e questo calo della volatilità è un qualcosa di serio per i trader che non sono più in grado di garantirsi capital gains». Negli Usa, come già detto, poco cambia, visto che a causa dell’azione della Fed si sta registrando un boom sul mercato dei derivati sul reddito fisso, un qualcosa che ci disvela un rischio per ora ancora nascosto per il mercato del debito globale: l’incapacità degli investitori di comprare o vendere obbligazioni.

Se in questi giorni il trading sui futures del Treasury a 10 anni è ai massimi di sempre, infatti, il volume di mercato per l’obbligazionario su alcune scadenze è già calato di un terzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E l’Europa non è da meno, basti ricordare la breve sell-off di titoli greci, italiani e spagnoli prima delle elezioni europee dello scorso 25 maggio, la quale evidenziò come con l’aumentare della vendite la liquidità decrescesse, con la differenza dei rendimenti sul Btp italiano a 10 anni tra compratori e venditori a 0,06 punti percentuali lo scorso 23 maggio, la più alta dell’anno.

Si sta, in parole povere, uccidendo il mercato obbligazionario, se come ci dice Deutsche Bank al crollo del trading sui bonds è corrisposto nell’ultima decade un aumento di cinque volte del valore di contratti over-the-counter, salito a 170 triliardi di dollari. Il volume sui futures dei bonds italiani, che danno diritto al compratore di acquistare debito pubblico a un prezzo e un data prefissati, sono saliti di oltre l’800% dal 2009 a oggi, mentre il trading quotidiano medio sui nostri 2,43 triliardi di bonds governativi sul mercato, il numero più alto in Europa, è calato del 57% nell’ultima decade.

Cosa significa? Che si specula sul nostro debito, altro che spread basso e stabilità rinnovata, siamo una cavia per esperimenti. Solo nei primi cinque mesi di quest’anno sono stati tratti 140,4 milioni di contratti futures sul nostro decennale, contro i 149,8 di tutto il 2013: non si vedeva un volume del genere da inizio anno dal 2007. Quale può essere ora il rischio? Semplice, che la gente non sia preparata, visto che in condizioni simili l’aumento dei rendimenti può essere più marcato e rapido che in passato e qualcuno più sveglio degli altri potrebbe già cercare la via d’uscita, aumentando e anticipando quei movimenti sugli spread.