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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Dalla Spagna all'Italia, i numeri che smontano la ripresa

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Ormai è un prassi consolidata: l’Italia potrebbe ricorrere a una misura simile, mentre la scorsa settimana in Portogallo è stato pubblicato uno studio in base al quale le attività illegali pesano per 700 milioni del Pil, lo 0,4% del totale, mentre nel Regno Unito prostituzione e traffico di droga pesano per circa 12,3 miliardi di euro, lo 0,6% del Pil. D’altronde, la stessa Europa il mese scorso ha detto che una parte di attività illegali dovranno essere incluso nel calcolo del Pil già prima del 2016, quindi gli Stati si adeguano.

E vogliamo poi parlare della Grecia? Ieri sono usciti i risultati di uno studio condotto dal Labor Institute of the Confederation of Labor Union (Gsee) riguardo i trattamenti e le condizioni salariali dei lavoratori ellenici: il concetto di servo della gleba mi sembra il più appropriato per descriverli. I dipendenti greci, infatti, ricevono il salario con ritardi che vanno dai 3 ai 12 mesi, inoltre in gran parte ricevono solo un terzo dello stipendio, il resto viene pagato in servizi come dormire gratis in hotel, cibo gratis o coupon per acquisti nei supermarket. E stiamo parlando non di schiavi da call center ma di lavoratori con impiego a tempo pieno per otto ore al giorno e 25 giorni lavorativi al mese. Sparite sia la tredicesima che la quattordicesima, il cui corrispettivo è anche in questo caso l’ottenimento di coupon: peccato che all’atto di consegna degli stessi, i datori di lavoro facciano firmare ai dipendenti un foglio in cui questi dichiarano di aver ricevuto il pagamento in pieno dei due bonus. I lavoratori sotto i 25 assunti con contratti part-time guadagnano 180 euro al mese per quattro ore di lavoro al giorno, 7,2 euro a giornata, 1,72 euro all’ora: le miniere d’oro del Sudafrica probabilmente si adegueranno al ribasso ora. E pensate che dopo la riforma del mercato del lavoro imposta nel 2011 dalla Troika, questi stessi lavoratori lavoravano per 3 euro l’ora: eh ma in Grecia ora c’è la ripresa, si sta meglio, il Paese è salvo. Nemmeno Charles Dickens, probabilmente, sarebbe arrivato a tanto.

E l’Italia? Nonostante le note in chiaroscuro del Fondo monetario internazionale nel suo report dopo la missione nel Bel Paese, sono soltanto quelli che seguono i numeri che davvero contano, poiché rappresentano il freno assoluto alla crescita dovuto alla mancanza di credito (se ne è accorto anche Matteo Renzi, alla buon’ora). Udite udite, nuovo record ad aprile per le sofferenze e meno credito per le banche italiane. È quanto emerso dal rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana che ha rivelato come, a seguito del perdurare della crisi, le sofferenze delle banche italiane abbiano raggiunto quota 166,4 miliardi di euro, 1,8 miliardi in più rispetto al precedente mese di marzo e circa 33,2 miliardi in più rispetto a fine aprile 2013 (+25% annuo). Tuttavia, la dinamica è risultata in decelerazione rispetto al +27,2% di inizio anno, se questo vi fa stare un po’ meglio. In rapporto agli impieghi, le sofferenze lorde sono state pari all’8,8%, un valore decisamente alto se confrontato con il 2,8% del 2007 e il più elevato da ottobre 1998. Nel dettaglio, il valore ha raggiunto ad aprile il 14,9% per i piccoli operatori economici, il 14,2% per le imprese e il 6,5% per le famiglie.