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Economia e Finanza

CONSIGLI A RENZI/ Riforma pensioni e tasse secondo le famiglie

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Ciò ha implicazioni di grande rilievo per la politica della famiglia e della previdenza. Da un lato, i dati mostrano l’urgenza del quoziente familiare nella struttura tributaria, anche solo per rallentare la riduzione del tasso di natalità e il conseguente invecchiamento della forza lavoro potenziale (una delle cause principali della perdita di produttività e di competitività dell’Italia). Si tratta di un sistema di imposizione tributaria che tiene conto dei carichi familiari. In pratica è un metodo di calcolo, adottato per esempio dalla Francia, che modula l'applicazione dell'imposta sul reddito all'insieme dei redditi dei membri della “famiglia fiscale”, composta dal contribuente, dal coniuge, dai suoi figli minorenni e dalle persone invalide conviventi. Diversamente da quanto è in vigore attualmente in Italia, dove la tassazione ha una base individuale (Irpef), che, a parità di reddito, penalizza le famiglie monoreddito e quelle con figli a carico. Cosa peraltro oggetto di critiche anche in alcune sentenze della Corte Costituzionale. È utile ricordare che il Presidente del Consiglio si è espresso più volte in favore del quoziente familiare. È importante che il dicastero pertinente (Economia e Finanze) precisi a quale modello ispirarsi (se quello francese o altri) e quale sarebbe la eventuale perdita di gettito e relativa copertura.

Da un altro lato, occorre evitare misure che non comprimano ulteriormente le pensioni medio-alte (con blocchi alle indicizzazioni e “contributi di solidarietà” peraltro già dichiarati incostituzionali dalla Consulta) perché sono i nonni ad assicurare il benessere e la formazione dei nipoti - le nuove generazioni dalla cui produttività e competitività dipende il benessere di tutti gli italiani nel futuro. Al riguardo alcune componenti che sorreggono il Governo (e il Commissario alla spending reviewCarlo Cottarelli) non la pensano in questo modo, anche se il Presidente del Consiglio ha assicurato che non si progettano ulteriori interventi. L’austerità in questi campi penalizza non soltanto i nuclei meno abbienti, ma l’intero Paese.

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