BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Gli "affari" degli Usa dietro le crisi in Iraq e Ucraina

Barack Obama (S) e George W. Bush (Infophoto)Barack Obama (S) e George W. Bush (Infophoto)

La crisi in Ucraina ha avuto un doppio effetto: da un lato, ha spostato “l’area di contatto sensibile” dall’Europa al Pacifico - grazie all’avvicinamento sino-russo - rimandando nel tempo un eventuale scontro in quei mari; dall’altro, ha ricondotto i riottosi europei sotto l’ombrello americano che, diversamente dal 1945, sarà monodirezionale, cioè dall’Europa agli Usa. Lo strumento non sarà la vecchia alleanza atlantica militare, meccanismo vetusto ma all’occorrenza riattivabile, e nemmeno si ipotizza un nuovo Marshall Plan. Invece, l’America vuole una nuova alleanza commerciale e degli investimenti, cioè il noto Ttip che “unisce” l’Ue e gli Usa.

L’Europa in recessione guarda al Ttip come una via di salvezza: il patto porterà una crescita tra lo 0,5% e l’1% del Pil europeo, risultato altrimenti irrealizzabile, ma in cambio concederà il “consolidamento” industriale e commerciale dei settori europei con quelli americani. In pratica, lo “scambio” è tra una flebo, che evita il decesso economico europeo, e la consegna della chiave di accensione del motore. Nonostante le piroette di taluni europei, non sembra che vi siano reali alternative all’orizzonte. Men che meno con l’avvio della seconda crisi: l’Iraq.

Infatti, dopo la vittoria di Assad in Siria era inevitabile che iniziasse un riallineamento regionale. Gli eventi per la costruzione di un “califfato” tra parte dell’Iraq e della Siria, ben più delle presunte rivoluzioni democratiche arabe (le famose “primavere”), hanno messo in crisi l’ordine che gli europei avevano maldestramente imposto nel 1916 (Sykes-Picot) e che poi era stato raccolto e mantenuto dagli americani. Quanto ai russi, sin dalla rivoluzione del 1917 ne avevano denunciato l’arbitrarietà. Nonostante la decisione di Obama di inviare qualche centinaio di soldati americani in Iraq con lo scopo di proteggere gli concittadini e le installazioni, è molto improbabile che l’Iran raccolga la richiesta Usa di “coordinare” (John Kerry) azioni per sconfiggere i guerrieri del califfato.

A poco o nulla servono le retoriche occidentali che agitano il solito conflitto tra sunniti e sciiti. Né l’Iran, né l’Arabia Saudita cadranno in questa trappola. I curdi, sacrificati nel 1916, hanno visto una manna e con la conquista di Kirkuk sono ormai a un passo dalla realizzazione del loro sogno nazionale: la creazione di uno stato curdo. Alla fine, l’America obamiana cercherà di non fare nulla e di lasciare che la soluzione post-pax europea emerga da sola con l’interazione delle forze regionali. D’altra parte, questa soluzione terrà in scacco proprio l’Europa che, dipendendo pesantemente dalle importazioni di energia dal Golfo e altri paesi arabi, non potrà che allinearsi al volere Usa che, con magnanimità, diventerà l’esportatore di gas e petrolio verso l’Europa. La diretta conseguenza è che il grande flusso finanziario legato all’energia europea non andrà più verso la Russia e i paesi arabi, ma verso l’America.


COMMENTI
23/06/2014 - commento (francesco taddei)

in italia le tasse sono altissime per via della malattia dello statalismo che impone vagonate di denaro per ripagare il debito pubblico. in grecia il casino fu causato da un debito pubblico non più ripagabile con il pil greco. in tutto ciò l'euro neanche è stato scalfito. è colpa dei politici che governano (regnano?) o dell'euro?