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FINANZA/ Tango bond e Kirchner: l’Argentina va verso un altro 2001

Pubblicazione:sabato 21 giugno 2014

Cristina Kirchner (Infophoto) Cristina Kirchner (Infophoto)

Tango bond...rieccoli! Di certo non se ne sentiva la mancanza, specie ricordando le stragi finanziarie che hanno provocato in tutto il mondo, Italia in testa. Nel nostro Paese circa 350.000 risparmiatori vennero toccati da un'operazione finanziaria partorita da quel “genio” dell'economia dell'ex ministro Cavallo (Dottorato honoris causa all'Università di Bologna) che emise questi titoli per arginare gli effetti di oltre 10 anni di “fiesta” menemista” (con i coniugi Kirchner tra i principali suoi supporter), che avevano di fatto prosciugato le casse dello Stato argentino per mantenere una convertibilità con il dollaro totalmente artificiale.

In tutti questi anni i percorsi legali sono stati molti, ma gli unici ad avere successo li hanno intrapresi molti risparmiatori italiani che, invece di puntare sulla causa internazionale a Ginevra, si sono indirizzati verso le gravissime responsabilità degli istituti di credito, veri e propri “pusher” di questa spazzatura bancaria: basandosi su di una sentenza emessa da un giudice di Mantova in molti sono riusciti a essere rimborsati con gli interessi.

Le cause internazionali hanno fatto capo sia a Ginevra che a New York. Nella città statunitense sono state intraprese principalmente dai rappresentanti di istituti bancari specializzati nelle speculazioni estreme sui fondi a rischio, che in Argentina vengono definiti “buitres” (avvoltoi). Essi operano a livello internazionale rifacendosi sui beni dello Stato argentino, come è successo due anni fa quando la nave scuola della Marina, la fregata “Libertad”, attraccò in Ghana e lì venne sequestrata per quasi tre mesi, equipaggio compreso. I marinai erano ormai arrivati allo stremo (visto che non potevano sbarcare) quando finalmente arrivò, grazie a un’abilissima funzionaria dell'Ambasciata argentina a Ginevra, l'annullamento della sentenza. La nave poté salpare e il suo arrivo al porto di Mar Del Plata venne celebrato come un successo personale della Presidente Cristina Fernandez de Kirchner, che non solo fece tappezzare la città con manifesti iconografici di stampo stalinista dove si raffigurava al timone della fregata, ma convocò una massa di supporter pagata profumatamente o obbligata a partecipare alla manifestazione (pena il licenziamento dal lavoro).

A partire da questo scampato pericolo la prima carica dello Stato latinoamericano iniziò a prendere precauzioni, rinunciando a utilizzare l'aereo di Stato (il famoso “Tango 01” di menemista memoria, dato che la sua acquisizione all'epoca era stata fatta in odore di tangente per alcune privatizzazioni operate dal Governo Menem) per paura di un suo sequestro durante i viaggi all'estero, affittando jet da una compagnia britannica (ma come, gli inglesi non sono i “pirati” delle Malvinas?).


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COMMENTI
23/07/2014 - Dove si trovano i nostri capitali estorti? (Silvano Rucci)

Non piangere più Argentina . . . . . lacrime di coccodrillo! Molti risparmiatori italiani hanno perso i loro capitali investiti e gli interessi da 13 lunghi anni: chi ha speculato su questo macro esproprio organizzato?