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FINANZA E POLITICA/ 2. Il "piano B" che può aiutare l'Italia in Europa

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Non è questa la sede per affrontare tali aspetti, principalmente l’intricata matassa che ha portato a questa situazione. Tuttavia, una soluzione favorevole a Roma è più fattibile al Pe (dove ci si orienta e si vota per gruppi politici) che in seno al Consiglio europeo, dove prevalgono le logiche nazionali e i “do ut des” tra Stati dell’Ue.

Si tenga, poi, presente che parte delle risorse dell’Ue per l’Italia (fondi strutturali in prima linea) non vengono utilizzate a ragione dell’inefficienza delle nostre strutture amministrative e della nostra incapacità di preparare e attuare progetti. Al danno si aggiunge la beffa, perché ciò che non utilizziamo viene, alla fine del ciclo di bilancio, trasferito ad altri Stati Ue.

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COMMENTI
23/06/2014 - Inutile cercare scorciatoie (Moeller Martin)

Cercare scorciatoie è si un esercizio molto caro all'intellighenzia italiana, anche perfettamente inutile. Il PE (Parlamento Europeo)non ha voce in capitolo nei cambiamenti che Renzi e gli italiani auspicano: - il bilancio europeo è appena stato rinegoziato per i prossimi 4/5 anni. I pochi mezzi a disposizione sono di fatto tutti assegnati. - la BCE si limita alla politica monetaria - questioni inerenti al fiscal compact devono passare dal Consiglio Europeo - le politiche fiscali ed economicche sono di esclusiva competenza dei singoli governi. Ne il Consiglio Europeo ne tantomeno il PE hanno potere o possibilità di intervenire nelle facende interne dei paesi membri. Per Renzi e l'Italia questo significa rispettare il patto di stabilità azzerando il deficit corrente. Pensare che in Europa basti qualche 'annuncio renziano' è ridicolo. Attualmente l'Italia perde ca. 50 milliardi all'anno. Prima riportiamo il nostro bilancio in parità, prima potremo destinare risorse allo sviluppo del paese.