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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Iraq, lo "spezzatino" che fa gola agli speculatori del petrolio

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La differenza tra Al Qaeda e Isil o Isis è importante e non deve essere sottovalutata. Al passaggio, anche il popolo Curdo, grande vittima del disfacimento ottomano (e del tradimento europeo) sta vendicando la storia, costruendo la propria statualità indipendente.

Vediamo l’effetto sul petrolio. Le cartine qui sotto sono abbastanza esplicative. La prima mostra le aree controllate dai Curdi e quelle di Isis, mentre la seconda mostra le zone petrolifere. Come si può vedere le zone di controllo di Isis e quelle curde hanno petrolio. Resta il nodo, più che altro formale, del controllo di Baghdad. Un fatto più che altro politico. E poi, resta la zona di Bassora, a sud dell’Iraq tra Kuwait e Iran, che presenta una popolazione prevalente di Sciiti. Sin dal XVII secolo è stata oggetto di dispute tra la Persia e l’Impero Ottomano, ma oggi difficilmente rifiuterebbe “l’assistenza” dell’Iran.

Che fare? Certamente ogni ipotesi di nuovi interventi militari esteri, specialmente americani ed europei, deve essere scongiurata. Provocherebbe un disastro ulteriore, mettendo in pericolo anche i nostri paesi. Non a caso anche i nemici storici, Arabia Saudita e Iran, stanno dando prova di essere misurati e ragionevoli. Non è escluso che addirittura si possa realizzare un’intesa di scopo tra i due rivali. Prova di ragionevolezza la stanno dando anche Russia e Turchia. La Cina sta a guardare e fa affari. Resta il fatto che se le cose procederanno senza intrusioni estere, la fine dell’Iraq, Stato inventato, e l’eventuale nascita di un Iraq nuovo e costruito dagli autoctoni, non senza bagni di sangue, è il precedente che fa saltare il paravento westfaliano con un’influenza transcontinentale.

Non credo che esistano concrete possibilità di evitare questo scenario. Quindi, l’Occidente, ma anche Russia e Cina, dovrebbero chiamare una conferenza mondiale non già per opporsi ottusamente al ritorno della Storia, ma per gestire nel modo meno dannoso possibile il disfacimento di un ordine che era stato imposto contro ogni logica storica. Insomma, ci vuole un salto di qualità nelle relazioni internazionali, ricominciando dai buoni principi wilsoniani dell’autodeterminazione dei popoli. Ho la sensazione che le grandi religioni monoteiste, a iniziare da quella cattolica, potrebbero avere molto interesse a che ciò accada. D’altra parte sono religioni transnazionali, che con gli stati artificiali hanno poco a che fare.

 

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