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SPY FINANZA/ I guai dell'Argentina fanno tremare anche l'Italia

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La sentenza è del 2012, l’Argentina ha fatto ricorso alla Corte Suprema Usa e la sentenza di tale corte è arrivata nei giorni scorsi. Ma dal 2012 lo stesso fondo si è già mosso, ottenendo il pignoramento della nave fregata Ara Libertad, una nave scuola della Marina argentina. Questo è potuto accadere quando la nave in questione è entrata in un porto del Ghana, uno di quei paesi dove si applica il diritto statunitense.

In altre parole, l’Argentina sta imparando nel modo più duro che in un mondo insolvente, dove non c’è forza trainante che spinga il debitore e il creditore verso una risoluzione amichevole delle controversie, se i rapporti si sviluppano in modo sempre più sgradevole (come ora accade in Europa, anche se solo di questi tempi), ci si risolve a tattiche sempre più sgradevoli per ottenere ciò che si crede di avere diritto di possedere. Quindi di mezzo non c’è solo un trasferimento di beni che potrebbe essere considerato abusivo o lesivo di certi diritti: c’è di mezzo anche un inasprimento dei rapporti, una diversa strutturazione del diritto.

Ragioniamo un attimo: è possibile che un fondo speculativo abbia rischiato dei soldi per l’ipotesi di avere un profitto? Oppure aveva, in qualche modo che non sappiamo ma che possiamo immaginare, una sorta di certezza sull’andamento del processo? E stiamo parlando di un fondo con sede alle Cayman, come spesso usano fare. Ma il dato più preoccupante è che questa vicenda ci può interessare da vicino come precedente che fa testo.

Infatti, proprio in questi mesi è in discussione il Ttip, cioè il Trattato Transatlantico che coinvolge Usa e Ue, il cui obiettivo è quello di abolire i vincoli e le limitazioni al libero commercio (ovviamente vincoli e limitazioni imposti dagli Stati sovrani) dove a partecipare vi sono i commissari europei, svincolati da qualsiasi influsso degli Stati o da qualsiasi interesse dei popoli. Ma non è questo l’unico trattato in corso di determinazione, c’è anche il Tisa. L’obiettivo è sempre lo stesso, favorire il libero mercato mondiale, abolendo tutti i vincoli e le limitazioni in essere.

A influire (pesantemente? Giudicate voi...) in questi organismi è la Csi (Coalition of Services Industries), un’associazione di indirizzo che annovera tra i propri membri Aig, American Council Of Life Insurers, American Insurance Association, At&T, Citigroup, Deloitte & Touche, Ebay Inc., Fedex, Google, Hp, Ibm, JpMorgan Chase, Mastercard, Microsoft, Oracle Corporation, Prudential, Visa International, Walmart, The Walt Disney Company e altri. Insomma, si prepara un gran banchetto mondiale, al quale però non sono invitati gli Stati e il bene dei popoli. E vi pare che questi soggetti non faranno pesare i loro interessi in questi trattati? E vi pare che questi soggetti possano permettere alla piccola Argentina di imporre l’interesse dei popoli?

Voglio spiegarmi bene. Non voglio affermare che l’attuale governo argentino è un manipolo di eroi senza macchia e senza paura. Ma con altrettanta chiarezza bisogna dire come l’attuale governo (come quelli precedenti) ha utilizzato la ritrovata sovranità (anche monetaria): ha costretto gli investitori esteri a produrre in patria, come nel caso della Samsung; ha costretto la Rim (quella dei cellulari Blackberry) a produrre e ad assemblare in Argentina i suoi cellulari, anche se il costo del lavoro è 15 volte superiore a quello asiatico.


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COMMENTI
25/06/2014 - L'Argentina non è un Paese povero! (Silvano Rucci)

Un Paese ricco di materie prime (vedi petrolio) e di risorse agricole (vedi soia e carni), con due fallimenti precedenti ed un terzo alle porte a mio avviso è una Società che approfitta dei soldi altrui e non conosce la morale della restituzione! Avere senso morale della restituzione implica avere conoscenza delle consuetudini civili e sociali nei comportamenti umani. La morale è l’insieme dei costumi e delle usanze ereditate dagli antenati. Tre fallimenti in questo caso dimostrano atavica mancanza di morale. Non si è alla ricerca del bene di un Popolo che non può pagare essendo povero!

 
24/06/2014 - Debito e buon senso (Giovanni Passali)

A parte il fatto che quando ci va di mezzo il bene di un popolo la morale dice che il debito non va pagato, le analisi del lettore si scontrano con alcuni dati di fatto: 1. nei forzieri dell'Argentina non ci sono 70 miliardi di dollari; 2. un"modesto" rendimento del 5% per tanti anni, ogni anno, qualsiasi cosa succeda all'economia locale e internazionale è semplicemente irrealistico. L'idea grottesca che i 100 miliardi di dollari vadano restituiti non tiene in nessun conto la responsabilità morale di chi presta denaro. Infatti è responsabile moralmente non solo chi assume un debito, ma anche chi concede un credito. Voi prestereste mai una somma importante ad un barbone? O sarebbe saggio concedere un prestito milionario a chi possiede solo una modesta attività commerciale? Come si può non essere responsabili quando si concede un prestito di 100 miliardi a chi ha uno sviluppo modesto e un pil di nemmeno 300 miliardi (pil del 2000) e un pil pro capite di nemmeno 12000 dollari annui (oggi; in Italia è il triplo). Hanno prestato incautamente e la perdita finanziaria è la logica e morale conclusione.

 
24/06/2014 - Facciamo un conto approssimato ma reale! (Silvano Rucci)

Il fallimento scelto dall’Argentina nel 2001, pari a 100 miliardi di dollari, da essa incassati con i suoi famosi Bond, dovrebbe risolversi con un misero rimborso del 30% e spalmato nel tempo fino al 2035/2040/2050. Il restante 70% di dollari, pari a 70 miliardi, si trova nei suoi forzieri ed investiti per 13 anni, dal 2001 al 2014, al tasso misero del 5%, hanno fruttato interessi per 45.500.000.000 di dollari, che sommati al capitale investito, ad oggi danno la cifra di 115.500.000.000 di dollari, più che sufficienti a rimborsare tutto e non solo il 30% di quanto ricevuto! Il caso argentino, con il secondo fallimento nella storia, insegna che di soldi degli altri, più se ne hanno e più se ne cercano: basta solo sapere dove prenderli, in oriente o in occidente, a sud oppure a nord non è rilevante! Ciò che è rilevante è che per la cultura americana il denaro è denaro e quando si è debitori, esso va restituito al 100%, mentre per il resto del mondo non è la stessa cosa! In Italia dicono: non si poteva non sapere che i bond “sono a rischio” per cui il capitale investito può essere anche perduto, altro che rimborsare al 100% coloro che i bond li hanno acquistati a metà prezzo, come hanno fatto, investendo con la massima sicurezza, i grandi fondi finanziari americani!