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SPY FINANZA/ I guai dell'Argentina fanno tremare anche l'Italia

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Vi è riuscita imponendo delle quote del 20% (del mercato) a queste importazioni. Altre misure hanno mirato a ridurre la dipendenza estera di certi settori, dagli elettrodomestici al tessile e ai giocattoli. In quest’ultimo caso, la produzione locale è passata dal 5% dei consumi nel 2003, al 30% di oggi, e il governo punta a diminuire le importazioni del 45%. Tutto ciò realizzato con una tassazione delle importazioni oppure con puri e semplici divieti: per esempio, è oggi illegale importare le bamboline Barbie, che si dichiarano americane, ma che sono fabbricate in Cina.

Nell’Argentina di oggi, un’impresa è considerata straniera (e quindi soggetta a relative quote e dazi) dal momento che il 25% del suo capitale è detenuto all’estero. Il governo ha recentemente posto limiti all’acquisto di terre da parte di stranieri. Ciò ha colpito la Cina, che ha risposto con ritorsioni, ponendo una sovrattassa all’olio di soia argentino.

Questa capacità di decidere (più o meno) a favore del popolo, questa sovranità è proprio quello che la finanza internazionale non sopporta e non può sopportare. Per questo sta svolgendo pressioni per influire nella costruzione di nuovi trattati che aboliscono i vincoli e le limitazioni e usa il diritto internazionale come clava contro gli Stati. Perché gli Stati non si possono spostare, mentre la finanza e la corruzione si spostano con un click, trasferendo con il mouse i propri conti correnti.

L’Argentina per parte sua ha già dichiarato di non essere in grado di pagare e di non volere pagare questi fondi speculativi. E paventando ripercussioni internazionali (il creditore dovrebbe sempre ricordare che il fallimento del debitore è un evento negativo che può avere ripercussioni pesanti e impreviste) sospetto che il governo argentino abbia in cantiere una sorta di piano B, cioè un qualche trattato internazionale con accordi commerciali privilegiati con accordi finanziari e monetari denominati in yuan cinesi o in rubli.

Tutto questo apre uno scenario inquietante: con l’approvazione di certi trattati, ricordando che i creditori dei titoli di stato greci sono stati costretti a subire forti ridimensionamenti (e quindi potrebbero rivendere quei titoli a speculatori interessati), qualcuno potrebbe procedere a una causa contro uno Stato e, ottenuta la vittoria in tribunale, pretendere il pagamento del 100% e far arrivare il Paese al default, con il rischio di trascinare l’intera area euro al disastro finanziario. E nel nostro caso (cioè nel caso della dissoluzione dell’euro) non vi potrebbero essere accordi di scambio commerciale in yuan o in rubli sufficienti a sostenere il disastro finanziario. A meno che nel frattempo non iniziamo a utilizzare una nostra moneta.

 

P.S.: Dichiarazioni di Draghi a un giornale olandese: “Rischiamo ancora qualche incidente nell’economia globale. Nel caso, tutto cambierebbe in fretta, magari con tracolli sui mercati finanziari e rischi geopolitici. I nodi restano lavoro e inflazione bassa. E l’unione monetaria non è ancora completata. Bisogna salvare l’euro [lo sa anche lui, ancora non è salvo]. Senza, con le valute nazionali, staremo tutti molto peggio, a nord come a sud... Possono verificarsi incidenti nell’economia globale che cambierebbero rapidamente la situazione. Potrebbe arrivare una disruption dei mercati finanziari, o rischi geopolitici... l’euro ha salvato le banche dei paesi ricchi dal tracollo”.

Lo ha detto esplicitamente. Lo sapevamo, ma ora lo ha detto pure lui. Ora gli manca solo da dire chi pagherà il conto. Ma pure questo lo sappiamo già.

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COMMENTI
25/06/2014 - L'Argentina non è un Paese povero! (Silvano Rucci)

Un Paese ricco di materie prime (vedi petrolio) e di risorse agricole (vedi soia e carni), con due fallimenti precedenti ed un terzo alle porte a mio avviso è una Società che approfitta dei soldi altrui e non conosce la morale della restituzione! Avere senso morale della restituzione implica avere conoscenza delle consuetudini civili e sociali nei comportamenti umani. La morale è l’insieme dei costumi e delle usanze ereditate dagli antenati. Tre fallimenti in questo caso dimostrano atavica mancanza di morale. Non si è alla ricerca del bene di un Popolo che non può pagare essendo povero!

 
24/06/2014 - Debito e buon senso (Giovanni Passali)

A parte il fatto che quando ci va di mezzo il bene di un popolo la morale dice che il debito non va pagato, le analisi del lettore si scontrano con alcuni dati di fatto: 1. nei forzieri dell'Argentina non ci sono 70 miliardi di dollari; 2. un"modesto" rendimento del 5% per tanti anni, ogni anno, qualsiasi cosa succeda all'economia locale e internazionale è semplicemente irrealistico. L'idea grottesca che i 100 miliardi di dollari vadano restituiti non tiene in nessun conto la responsabilità morale di chi presta denaro. Infatti è responsabile moralmente non solo chi assume un debito, ma anche chi concede un credito. Voi prestereste mai una somma importante ad un barbone? O sarebbe saggio concedere un prestito milionario a chi possiede solo una modesta attività commerciale? Come si può non essere responsabili quando si concede un prestito di 100 miliardi a chi ha uno sviluppo modesto e un pil di nemmeno 300 miliardi (pil del 2000) e un pil pro capite di nemmeno 12000 dollari annui (oggi; in Italia è il triplo). Hanno prestato incautamente e la perdita finanziaria è la logica e morale conclusione.

 
24/06/2014 - Facciamo un conto approssimato ma reale! (Silvano Rucci)

Il fallimento scelto dall’Argentina nel 2001, pari a 100 miliardi di dollari, da essa incassati con i suoi famosi Bond, dovrebbe risolversi con un misero rimborso del 30% e spalmato nel tempo fino al 2035/2040/2050. Il restante 70% di dollari, pari a 70 miliardi, si trova nei suoi forzieri ed investiti per 13 anni, dal 2001 al 2014, al tasso misero del 5%, hanno fruttato interessi per 45.500.000.000 di dollari, che sommati al capitale investito, ad oggi danno la cifra di 115.500.000.000 di dollari, più che sufficienti a rimborsare tutto e non solo il 30% di quanto ricevuto! Il caso argentino, con il secondo fallimento nella storia, insegna che di soldi degli altri, più se ne hanno e più se ne cercano: basta solo sapere dove prenderli, in oriente o in occidente, a sud oppure a nord non è rilevante! Ciò che è rilevante è che per la cultura americana il denaro è denaro e quando si è debitori, esso va restituito al 100%, mentre per il resto del mondo non è la stessa cosa! In Italia dicono: non si poteva non sapere che i bond “sono a rischio” per cui il capitale investito può essere anche perduto, altro che rimborsare al 100% coloro che i bond li hanno acquistati a metà prezzo, come hanno fatto, investendo con la massima sicurezza, i grandi fondi finanziari americani!