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SPY FINANZA/ I guai dell'Argentina fanno tremare anche l'Italia

Pubblicazione:martedì 24 giugno 2014

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Ci risiamo. L’Argentina sarebbe “di nuovo” sull’orlo del default. In questi ultimi giorni si sono moltiplicati i titoli di giornali e gli articoli online sul presunto “nuovo” fallimento dell’Argentina. Ma se poi si passa oltre l’articolo e si arriva al contenuto, in genere spunta la verità. Una verità tanto semplice quanto odiosa, evidentemente, per tante potenze finanziarie, che non sopportano la possibilità che l’Argentina possa costituire un esempio da seguire.

E qual è la semplice verità? Che non c’è niente di nuovo, poiché si tratta dello stesso fallimento del 2001, cioè degli stessi soldi che qualche speculatore tenta di riavere forzando il diritto internazionale. Anzi, devo contraddirmi, qualcosa di nuovo c’è e non è nulla di confortante, riguardo il bene dei popoli e riguardo l’utilizzo spregiudicato del diritto internazionale.

Infatti, la notizia del “nuovo” possibile default dell’Argentina scaturisce dalla sentenza della Corte Suprema degli Usa, arrivata dopo una serie di ricorsi di un fondo speculativo americano, il fondo Elliott Management. Ma vale la pena ripercorrere la storia di questo default e i dettagli giuridici, perché danno una misura non solo di quanto sta accadendo a livello mondiale, ma anche di cosa potrebbe accadere a casa nostra.

Infatti, il fondo speculativo Elliott Management non aveva, all’epoca del default del 2001, bond argentini in tasca. Non si può dire che in qualche modo sia rimasto “fregato” dal presunto comportamento immorale e/o fallimentare del governo argentino. L’Argentina ha negoziato con i propri creditori un pesante taglio del valore dei propri bond, un taglio imposto dalla realtà dei propri conti e dalla possibilità di poter far crescere la propria economia. Per questo, con due accordi distinti (nel 2005 e nel 2010) concluse un accordo per rimborsare il 30% del valore di quei bond negli anni successivi, accordo sottoscritto con il 93% dei detentori di quei bond.

Nel frattempo, però, intervenne il fondo americano, fiutando una ghiotta occasione di business: acquistò a prezzi stracciati quei bond, con il solo intento di fare causa all’Argentina e ottenere il pagamento pieno di quei titoli. Quindi, la mossa dei fondi speculativi non è quella della difesa di un patrimonio, ma di un guadagno speculativo. E ora un tribunale americano ha dato loro ragione, imponendo all’Argentina il pagamento pari al 100% del valore di quei titoli. Questo è potuto accadere perché all’epoca della sottoscrizione dei titoli l’Argentina teneva la propria moneta agganciata al valore del dollaro e quindi i propri titoli ricadevano sotto la giurisdizione americana.

Tra le conseguenze grottesche di questa vicenda, che pesa per un valore pari a 1,6 miliardi di dollari, c’è il fatto che ora il fondo speculativo Elliott Management è in grado di far pignorare qualsiasi altro pagamento ai creditori che hanno invece accettato l’accordo. Addirittura, tutti quelli che hanno accettato l’accordo potrebbero ricorrere alla nuova sentenza per ottenere il pagamento al 100% dei titoli argentini, pari a un valore complessivo di circa 100 miliardi.


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COMMENTI
25/06/2014 - L'Argentina non è un Paese povero! (Silvano Rucci)

Un Paese ricco di materie prime (vedi petrolio) e di risorse agricole (vedi soia e carni), con due fallimenti precedenti ed un terzo alle porte a mio avviso è una Società che approfitta dei soldi altrui e non conosce la morale della restituzione! Avere senso morale della restituzione implica avere conoscenza delle consuetudini civili e sociali nei comportamenti umani. La morale è l’insieme dei costumi e delle usanze ereditate dagli antenati. Tre fallimenti in questo caso dimostrano atavica mancanza di morale. Non si è alla ricerca del bene di un Popolo che non può pagare essendo povero!

 
24/06/2014 - Debito e buon senso (Giovanni Passali)

A parte il fatto che quando ci va di mezzo il bene di un popolo la morale dice che il debito non va pagato, le analisi del lettore si scontrano con alcuni dati di fatto: 1. nei forzieri dell'Argentina non ci sono 70 miliardi di dollari; 2. un"modesto" rendimento del 5% per tanti anni, ogni anno, qualsiasi cosa succeda all'economia locale e internazionale è semplicemente irrealistico. L'idea grottesca che i 100 miliardi di dollari vadano restituiti non tiene in nessun conto la responsabilità morale di chi presta denaro. Infatti è responsabile moralmente non solo chi assume un debito, ma anche chi concede un credito. Voi prestereste mai una somma importante ad un barbone? O sarebbe saggio concedere un prestito milionario a chi possiede solo una modesta attività commerciale? Come si può non essere responsabili quando si concede un prestito di 100 miliardi a chi ha uno sviluppo modesto e un pil di nemmeno 300 miliardi (pil del 2000) e un pil pro capite di nemmeno 12000 dollari annui (oggi; in Italia è il triplo). Hanno prestato incautamente e la perdita finanziaria è la logica e morale conclusione.

 
24/06/2014 - Facciamo un conto approssimato ma reale! (Silvano Rucci)

Il fallimento scelto dall’Argentina nel 2001, pari a 100 miliardi di dollari, da essa incassati con i suoi famosi Bond, dovrebbe risolversi con un misero rimborso del 30% e spalmato nel tempo fino al 2035/2040/2050. Il restante 70% di dollari, pari a 70 miliardi, si trova nei suoi forzieri ed investiti per 13 anni, dal 2001 al 2014, al tasso misero del 5%, hanno fruttato interessi per 45.500.000.000 di dollari, che sommati al capitale investito, ad oggi danno la cifra di 115.500.000.000 di dollari, più che sufficienti a rimborsare tutto e non solo il 30% di quanto ricevuto! Il caso argentino, con il secondo fallimento nella storia, insegna che di soldi degli altri, più se ne hanno e più se ne cercano: basta solo sapere dove prenderli, in oriente o in occidente, a sud oppure a nord non è rilevante! Ciò che è rilevante è che per la cultura americana il denaro è denaro e quando si è debitori, esso va restituito al 100%, mentre per il resto del mondo non è la stessa cosa! In Italia dicono: non si poteva non sapere che i bond “sono a rischio” per cui il capitale investito può essere anche perduto, altro che rimborsare al 100% coloro che i bond li hanno acquistati a metà prezzo, come hanno fatto, investendo con la massima sicurezza, i grandi fondi finanziari americani!