BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEO-FINANZA/ Ecco chi sta decidendo il futuro dell'Europa

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Solo consolidando l’Europa e inserendola nel più ampio quadro transatlantico - il noto accordo per il commercio e gli investimenti, Ttip, per il quale non a caso proprio il settore finanziario e bancario ha creato i maggiori ostacoli - i padroni privati e istituzionali della ricchezza possono prosperare, con profitti netti. Se il disaccordo, com’è prevedibile, renderà impossibile questo risultato, gli stessi padroni stanno già pensando alla soluzione B.

La prima opzione del piano B è a livello mondiale, con una “Bretton Wood II” - presentata per la prima volta dal senatore italiano Oskar Peterlini, al culmine della crisi finanziaria del 2009 - che sottolineava la “necessità di controllare l'emissione di denaro” e la necessità di collegarlo ad attività e a beni reali, piuttosto che alle attività finanziarie. L'attenzione inoltre era concentrata sul fatto che il mondo ha bisogno di un sistema finanziario con tassi di cambio fissi (costanti) e di “restrizioni alla libera circolazione” transfrontaliera del capitale di rischio.

Oggi, questa idea è rilanciata dal famoso speculatore finanziario George Soros e dalla famiglia Rothschild, che dietro il paravento del ritorno a un’economia keynesiana anche sostenuto dagli slogan di prestigiosi premi Nobel dell’economia, cioè di maggiore spesa pubblica nell’economia, in realtà cela il progetto di ristrutturazione globale (conferenza semisegreta del 2011): da un lato, si pensa alla creazione di una moneta sovranazionale, di istituire un unico centro di emissione monetaria globale (Banca centrale mondiale) e di ristrutturare il sistema finanziario globale; dall’altro, si incita la nascita di “un più ampio contesto culturale mondiale” che superi le barriere culturali nazionali, cioè che, per quanto possibile, ogni fondamento culturale e morale della società deve essere compromesso, per ristrutturare il potere oligarchico mondiale dietro una maschera democratica. Non è un caso che proprio Soros abbia investito parte della sua immensa fortuna nell’organizzazione della Open Society (la società aperta) che opera in più di 60 paesi nel mondo.

Si intuisce che per questi “signori”, che preferiscono l’opzione B, l’attrattività di sistemi-paese come Cina e Russia sia altissima: bassi costi di transazione garantiti dal deficit democratico; poche regole, ma tutte con alta valenza e polarizzazione politica. Tuttavia, non tutto fila liscio come vorrebbero lor signori. Il primo che ne pagò pesantemente le spese fu il capo del Fmi, Dominique Strauss-Khan, che nel 2011 andò da Gheddafi in Libia a discutere di un piano per la creazione di una moneta panafricana (il dinaro oro) slegata dal giogo del dollaro americano. Immediatamente dopo seguì il bombardamento della Libia, la destituzione di Strauss-Khan e in Italia di Berlusconi, le “primavere arabe”, le crisi del debito pubblico europeo, e da ultime le crisi in Ucraina e in Iraq e Siria.

I difensori del piano A, cioè dollarizzazione per tutti e per sempre, hanno reagito veloci (meno di tre anni). Non è chiaro se riusciranno nell’obiettivo senza doversi ingaggiare in ulteriori “azioni” nei confronti di Russia e Cina che fatalmente si sono riavvicinate, pensando anche ad alternative monetarie slegate dal dollaro.

Forse, adesso risulta più chiaro perché i media non parlano più di Unione bancaria e fiscale europea (il piano A). Stiamo infatti assistendo a una vera e propria guerra intra-occidentale, tra i fautori del piano A e B, e mondiale per evitare che da qualche parte qualcuno riesca a realizzare un sistema valutario e fiscale indipendente. In Europa, la Germania ha provato a percorrere la strada della “indipendenza” dagli Usa. Tra spionaggio della Nsa e Ucraina, anche la Germania sta con riluttanza riallineandosi agli Usa. Tuttavia, il prezzo da pagare, per gli americani, è di sacrificare l’alleato britannico in Europa. Questo significa, che la Germania si riallineerà solo al prezzo di mantenere la propria egemonia sull’Europa continentale, marginalizzando la City.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
25/06/2014 - È colpa nostra (Renato Mazzieri)

Mai come oggi. il potere è fondato sul denaro. Ed è colpa nostra. Chiediamo, ci lamentiamo e protestiamo, soprattutto invidiamo, e non facciamo quello che servirebbe per cambiare davvero: innanzitutto unirci.