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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I trucchi del Giappone mettono in allarme i mercati

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In compenso, prosegue lo shopping delle banche sul mercato dell’obbligazionario sovrano. Sempre ieri, infatti, il differenziale tra Bonos spagnoli e Bund è stato pari a 134 centesimi (2,66% il rendimento del decennale iberico) dopo che il Tesoro di Madrid ha collocato 933 milioni di titoli a tre mesi al tasso dello 0,11% dallo 0,295% dell’asta precedente e 2,596 milairdi di bond a nove mesi al tasso dello 0,307% dallo 0,552% scorso. Anche la domanda è stata solida con un rapporto di copertura salito, rispettivamente, da 3,5 a 3,8 e da 2,3 a 2,4. Oggi sarà invece la volta del Tesoro italiano, che in occasione del primo dei tre collocamenti di fine mese metterà a disposizione degli investitori tra i 2,5 e i 3,5 miliardi di Ctz/Btp indicizzati a dieci anni: l’offerta è spalmata per 2-2,5 miliardi sulla quinta tranche del Ctz 29 aprile 2016 e per 500 milioni-un miliardo sulla quarta riapertura del Btpei 15 settembre 2024. Tranquilli, sarà un successo in ogni caso.

C’è però un problemino. Qualche tempo fa vi parlavo del fatto che i continui record registrati da Wall Street, soprattutto dall’indice S&P 500, erano frutto soltanto dei buybacks azionari delle aziende, ovvero riacquisto di titoli a qualsiasi prezzo per abbassare il flottante disponibile sul mercato e mantenere alta la valutazione dell’azione, visto che i bilanci vanno chiusi e le performance in Borsa consentono di raggiungere i risultati trimestrali previsti, ancorché indebitandosi per compiere quei buybacks. Bene, è di ieri la notizia che dopo aver devastato il proprio mercato obbligazionario interno, il più grande del mondo, riducendo a zero il trading sul secondario a causa degli acquisti di massa della Bank of Japan, il Giappone sta battendo gli Stati Uniti anche proprio nella categoria dei buybacks azionari.

Stando a dati ufficiali, il riacquisto di propri titoli da parte delle aziende quotate a New York nel secondo trimestre è già adesso addirittura maggiore di quello del primo, con acquisti che superano i 200 miliardi di dollari. Ovvero, ogni mese le aziende quotate alla Borsa di New York ricomprano circa 70 miliardi di proprie azioni sul mercato, qualcosa che se continua così arriverà a pareggiare il programma di acquisto della Fed per il terzo Qe, ovvero gli 85 miliardi di dollari prima del “taper”. E lo chiamano libero mercato.

È di ieri però il dato di Bloomberg in base al quale le aziende quotate al Topix di Tokyo stanno dando vita a buybacks al ritmo più alto mai visto, guidate da NTT Docomo e Toyota, con qualcosa come 25 miliardi di dollari di riacquisti previsti per quest’anno. Direte voi, non è un dato più alto di quello degli Usa. Vero, peccato che grazie alla Fed gli indici statunitensi siano stati tra i più performanti al mondo, mentre il Topix è il peggio performante degli indici equity: in parole povere, solo i buybacks stanno limitando le perdite - e quindi ritardando il crollo - del mercato azionario giapponese in pieno programma di espansione monetaria. Inoltre, le emissioni obbligazionarie giapponesi a livello netto annuale sono ben al di sotto della metà del quantitativo di acquisti mensili da parte della Bank of Japan, il che significa che anche parte del denaro a costo zero della banca centrale sta già finendo sul mercato azionario.