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SPY FINANZA/ I trucchi del Giappone mettono in allarme i mercati

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Per l’analista Masahiro Suzuki della Daiwa Securities Group, non ci sono dubbi: «I buybacks azionari hanno l’effetto di supportare il mercato quando questo è debole». Dall’inizio di gennaio sono state 152 le aziende quotate al Topix che hanno annunciato buybacks per un valore di 2,5 triliardi di yen, mentre il livello più alto mai toccato fu raggiunto nel 2008 con 1,5 triliardi di yen e nella decade conclusasi nel 2013 le aziende resero noti buybacks per una media annuale di soli 567 miliardi di yen. Volevate la ricetta del “miracolo” giapponese? Eccola, una trucchetto in tutto e per tutto simile a quello statunitense, peccato che in compenso la Bank of Japan è riuscita anche a terremotare il mercato obbligazionario interno, di fatto eliminando qualsiasi investitore privato.

Se i mercati, pur supportati in ogni modo - banche centrali e buybacks - continuano a non dare segnali di slancio ma vengono solo aiutati a restare sul livello e limitare le perdite, cosa succederà quando il metadone di Stato e privato finirà? Tanto più che ora anche l’economia reale tedesca comincia a perdere colpi, mentre l’unico acquirente di debito sono le banche, le quali in caso di fallimento degli stress test potranno godere di un “ombrello” di denaro pubblico, come deciso dall’Europa. Ovvero, altro debito per gli Stati già pesantemente indebitati.

Il sistema è rotto, completamente sconnesso dai fondamentali e mantenuto in vita da trucchi contabili: così non si va avanti. E se lo si fa, è solo per avvicinarsi al burrone. 

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