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SPY FINANZA/ Dal Dubai alla Cina, quattro ragioni per temere la crisi

Pubblicazione:giovedì 26 giugno 2014

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A trascinare sugli scogli il listino è ancora Arabtec, il principale costruttore edile del Paese, scivolato ai minimi da gennaio dopo la conferma di ulteriori tagli al personale e il licenziamento di direttore finanziario e amministratore delegato. In un solo mese, il titolo di Arabtec ha perso il 53%, il tutto su indiscrezioni che il gigante dell’edilizia starebbe per perdere il supporto vitale del governo: e cosa comporta questo? La bolla speculativa di Dubai sta per esplodere, visto che la pressione delle vendite sul titolo sta già innescando margin calls sui conti degli investitori retail, ovvero gente come noi e non hedge funds.

Il mercato non regge, i timori sono troppi e le indiscrezioni su Arabtec hanno funzionato da detonatore: e parliamo di Dubai, non di Cipro. Cosa ci dice questo? Forse che esattamente come la crisi dei debiti sovrani, anche la bolla speculativa creata dal denaro delle banche centrali potrebbe esplodere a Dubai per poi propagarsi altrove. Anzi, ovunque.

Un altro indicatore di quanto stiamo bene? Prontissimi. Guardate il primo grafico a fondo pagina: una volta era il Vix, l’indicatore della volatilità, a dirci quanta paura ci fosse sui mercati, oggi invece c’è altro. Il Vix infatti sta toccando sempre nuovi minimi storici, ma questo non perché i mercati siano placidi, bensì perché i volumi stanno evaporando e i range di trading intraday sono ridicoli. Ecco allora entrare in gioco il nuovo indicatore, quello del grafico: il Credit Suisse Fear Barometer. Bene, quest’ultimo ha toccato l’altro giorno quota 37%, ovvero il massimo da quando viene monitorato e a quando esiste questa dinamica di calcolo.

Cosa significa? È un po’ tecnico ma anche deduttivo. Se per esempio il Credit Suisse Fear Barometer fosse a 20, questo significherebbe che un investitore dovrebbe andare “out of the money” del 20% per essere in grado di comprare un’opzione put con i proventi della vendita di una call che è “out of the money” solo del 10%. In parole povere, c’è più richiesta di protezione put, ovvero il mercato ha paura. L’indice, infatti, sale quando c’è un eccesso di domanda da parte degli investitori per una protezione sul portafoglio oppure quando c’è mancanza di domanda di opzione call: chi investe a livello professionale, in parole povere, ha capito che aria tira, comincia ad aver paura e comincia a coprirsi.

Ancora non vi basta? Non c’è problema, ecco due dati freschi freschi dalla ex e ora solo presunta locomotiva economica del mondo, la Cina. L’import di rame raffinato nel Paese è infatti sceso del 17% a quota 282.969 tonnellate a maggio, il peggior dato mensile da febbraio e gli analisti si attendono ulteriori cali visto che un’inchiesta in atto a Qingdao potrebbe portare a una limitazione dagli acquisti esteri, dato che alcuni traders utilizzavano commodities come il rame come collaterale per ottenere prestiti, sintomo questo di grande salute del mercato e del fatto che l’economia cinese tira molto, visto che cala la domanda di materie prime... Ma, ironia a parte, sintomatico è quanto sintetizzato dall’ultimo grafico: guardate i tassi repo overnight cinesi, ai livelli attuali non possiamo dire che c’è aumento della domanda di liquidità, siamo proprio alla disperazione totale pur di ottenere un po’ di denaro. Ma tranquilli, va tutto bene. E anche l’asta di domani sarà un successone.

 

 



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COMMENTI
26/06/2014 - Ma quando scoppia? (Moeller Martin)

Ma quando scoppia questa bolla? Si può fare una stima? E ancora resta da vedere quanto saremo coinvolti noi in Europa. Infatti sarà la prima crisi di un sistema non solo sempre più multipolare, ma anche con l'occidente profondamente diviso con l'Europa e Stati Uniti su posizioni diametralmente opposte.