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FINANZA E POLITICA/ Dall'Italia le firme contro il "trucco" di Renzi e Merkel

Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto) Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)

Siamo alla vigilia del semestre europeo italiano. Abbiamo ascoltato con interesse quello che dice Renzi e pensiamo che porterà questo dibattito sulla crescita, contro la disoccupazione e su altri temi in Europa. Ma occorre anche un segnale forte che viene dal basso, perché spesso si scivola nei discorsi sulla “austerità flessibile”, che è solo un nulla, una scelta inconsistente rispetto alle esigenze del tempo e che ha uno scopo “gattopardesco”. In sostanza, cambiare tutto per non cambiare nulla. Perché abbiamo scelto il referendum come strumento? Il referendum è l’unico strumento che i cittadini hanno per lanciare un segnale forte al nostro Parlamento, per chiedere di fermare le politiche austere e ottuse che finiscono per aggravare il quadro recessivo, e per invocare una svolta espansiva di politica economica a favore dello sviluppo e del lavoro.

 

È una chiamata contro il Fiscal compact, ma sono sostanzialmente quattro referendum per depotenziarlo.

In questo caso ci sono stati di aiuto dei grandi giuristi come Giulio Salerno e Paolo de Joanna. Al momento, trattandosi di un trattato internazionale, non si può fare un referendum contro il Fiscal compact, ma bisogna individuare i punti della legge che servono a depotenziarlo. Un passo per volta. Vorrei ricordare che persino il referendum contro il “nucleare” non era direttamente contro il “nucleare”, ma andava a prendere aspetti che poi lo hanno bloccato. Noi pensiamo, un passo per volta, di arrivare a questo.

 

La vostra scelta in questo caso (adesso la vostra battaglia) non si confonde con le scelte degli euroscettici?

Noi ci siamo tenuti scrupolosamente lontano da quelle posizioni, non ci siamo mescolati con quelle scelte. Noi crediamo nell’Europa e nell’euro. Uscire dall’euro per noi significherebbe un danno gravissimo. Con questi quattro referendum vogliamo sostenere tutti i governi europei e le forze politiche del Continente per risvegliare la “bella addormentata” Europa. Un progetto così importante come quello europeo, rafforzato da una moneta comune che spinge gli Stati membri al dialogo e che ci fa trovare uniti al tavolo geopolitico delle negoziazioni mondiali, è messo in crisi da politiche ottusamente austere, che, come ampiamente dimostrato dai numeri, non solo non rimettono in ordine le finanze pubbliche degli Stati, ma impediscono di generare un clima favorevole alle necessarie riforme, creando scoramento, scetticismo e sfiducia, specie tra i più giovani, sul senso del comune progetto europeo.

 

È ottimista sulla raccolta delle firme?

Sono sempre ottimista e saranno mesi intensi, di passione, ma è un compito che dobbiamo affrontare. Siamo partiti da lontano, ma passo dopo passo crediamo che il “dibattito proibito” diventerà pubblico.

 

(Gianluigi Da Rold)

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COMMENTI
27/06/2014 - Ma a voi due vi pagano per scrivere commenti ? (Giovanni T.)

1)L’unico REFERENDUM ammesso da noi è quello abrogativo, quindi in questo caso e tutt'altro che inutile --------------------------- 2) Di ottuso c'è soltanto la pretesa di pensare di voler abbattere un debito che ormai da oltre 20 anni si autoalimenta esclusivamente soltanto a causa degli interessi e tentare di farlo senza la propria sovranità monetaria come accade in tutti gli altri paesi fuori dall'euro, anzi invece di affrontarlo creando crescita e inflazione, in modo criminale e totalmente idiota, si vuole abbatterlo aggredendo redditi e risparmi dei cittadini e delle imprese spingendoci, e credo purtroppo volutamente, verso l'inevitabile maledetta spirale deflazionistica.

 
27/06/2014 - Referendum (LUISA TAVECCHIA)

I referendum in Italia sono consultivi in altri Paesi (es Svizzera)sono propositivi, e se superano il quorum sono subito operativi. Quindi non spendiamo soldi inutilmente. grazie luisa

 
27/06/2014 - Ottuso è continuare a fare debiti (Moeller Martin)

Ottuso è sapere di avere già oggi un debito pubblico stellare e di continuare imperterriti ad aumentarlo. Ma ancora più ottuso è pensare che i nostri partners europei siano disposti a seguirci su questa strada.