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SPY FINANZA/ Arriva la bolla che fa a pezzi l'Europa

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Com’è possibile? Perché la moneta unica si comporta in maniera differente da quanto preventivato dai mercati? Tocca tornare indietro un po’ nel tempo per capire, almeno a mio modo di vedere, ed esattamente al momento in cui la crisi sta per esplodere e portare con sé la sua prima vittima, ovvero il collasso della cosiddetta globalizzazione, la vera rivoluzione dell’economia mondiale e l’atto con maggiori implicazioni sui mercati finanziari. Attenzione, non confondete il collasso della globalizzazione con quello del commercio globale, visto che gli export a livello mondiale (come componente percentuale dell’economia) sono ai livelli più alti dal 2007, ciò che è collassato è il flusso di capitali globali (sempre come componente percentuale dell’economia), oggi a un terzo del livello pre-crisi e circa alla metà della media registrata nel decennio precedente alla grande crisi che stiamo ancora vivendo.

Cos’ha portato a questa situazione? Diversi fattori, uno dei quali è la maggiore regolamentazione cui devono far fronte molti investitori, in particolare le banche, rispetto al periodo pre-crisi, fatto questo che è diventato quasi una “scusa” per investire in mercati domestici - ovvero, per un Paese europeo, in casa o nell’eurozona - sia come risposta alle regolamentazione, sia come obiettivo politico reale. Inoltre, molte legislazioni nate dalla crisi sono diventate dei deterrenti per investitori esteri, i quali ci pensano due volte prima di allocare il loro denaro in un mercato di cui conoscono poco o niente le legislazioni sul capitale.

Il problema è che quando i flussi di capitale sono abbondanti, un’economia con un deficit di conto corrente non ha particolari problemi a reperire gli inflows di capitale necessari a finanziare quella posizione di “rosso”, visto che negli anni pre-crisi solo un quantitativo limitato di capitale globale è servito a quel fine. Ma quando come oggi i flussi di capitali sono ridotti all’osso, le nazioni con un alto deficit devono fare i salti mortali per attrarre i capitali di cui necessitano: esattamente, gli sforzi sono triplicati, visto che i flussi di capitale sono un terzo di quanto fossero nel 2007.

Ed ecco la questione euro forte: l’eurozona, infatti, vanta un surplus di conto corrente, mentre gli Stati Uniti sono in pieno deficit. Quindi, il differenziale sui tassi di interesse dovrebbe portarci a un euro più debole (avendo noi i tassi sui depositi addirittura negativi), mentre la posizione di conto corrente porta a un euro forte sul dollaro. Sono due forze che si stanno battendo, invisibilmente ai nostri occhi, sul mercato dei cambi valutari esteri e il risultato, per ora, è quello di un euro molto meno debole di quanto i mercati preventivassero, Mario Draghi in testa. Quindi, flussi di capitale ridotti significano meno inflows di capitali nei mercati asiatici, un qualcosa che ha già ridotto - e non di poco - il ritmo di accumulazione di riserve valutarie estere e inoltre può portare a una meno efficiente allocazione delle riserve di capitale a livello globale: insomma, come vi dico da tempo, il denaro delle banche centrali sta circolando attorno al mondo alla ricerca disperata di rendimento ma quel denaro, nonostante le stamperie di Stato, è un terzo di quello che era in circolazione nel 2007, solo sette anni fa, prima di Lehman Brothers e i rendimenti si stanno abbassando sempre di più, tanto che negli Usa stanno flirtando in alcuni casi corporate con il tasso di inflazione all’1,8%.


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COMMENTI
28/06/2014 - Il crollo della valute (Renato Mazzieri)

Il valore di una valuta non dipende soltanto dalla bilancia commerciale ma anche dagli accordi politici (come quello fra USA e Sauditi)che determinano la denominazione dei prezzi delle merci (soprattutto di materie prime ed energia) con una particolare moneta. Se non fosse così, da tempo il dollaro non avrebbe più alcun valore. Ed è quello che avverrà fra breve per effetto degli accordi Cina-Russia. Prima crollerà il dollaro, poi tutte le valute fondate sul dollaro come valuta di riserva, quindi anche l'euro.