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ALITALIA/ Etihad non basta, ecco le prove

Pubblicazione:martedì 3 giugno 2014

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Non si capisce invece chi saranno gli azionisti italiani e non si capisce come questi continueranno a investire nella compagnia in futuro. La nuova Alitalia, quella che sta fallendo, era ripartita con 1,2 miliardi di euro di investimenti e si sono dimostrati troppo pochi per un rinnovamento della flotta a lungo raggio. Ora se arrivano 600 milioni è sicuramente un fatto positivo, ma nel momento in cui ci vorrà una nuova ricapitalizzazione gli azionisti dovranno metterci ancora soldi: anche quelli italiani.

Etihad non potrà mai superare la barriera del 49% del capitale, altrimenti Alitalia perderà la licenza europea e la possibilità di operare liberamente nel mercato comunitario. Inoltre, ora Lufthansa inizierà davvero a fare pressione sulla Commissione europea per l'ingresso di Etihad, dato che ormai ha troppi vettori che le danno fastidio (Air Berlin in Germania ed Etihad Regional in Svizzera). E i tedeschi sono forti a fare pressione su Bruxelles.

Per comprendere al meglio il settore aereo, è bene ricordare che un aereo a lungo raggio costa fino a 250 milioni di euro. È per questo motivo che la cifra di 3 miliardi di euro che annunciavo già mesi fa è essenziale per un piano di sviluppo di Alitalia. Questo vuol dire che azionisti italiani dovranno continuare a investire. E chi vorrà ancora metterci dei soldi? Le banche che vogliono uscire a tutti i costi dall’ennesima “avventura”? I piccoli azionisti italiani che pensavano di guadagnarci e che hanno bruciato milioni su milioni? O forse Poste Italiane che ha già bruciato l’investimento di 75 milioni di euro?

Se il vettore va avanti a colpi di 500 milioni alla volta, nonostante la nuova ristrutturazione non volerà molto lontano. Questo è una delle poche certezze nei mille dubbi di una lettera che non arriva.



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