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ALITALIA/ Etihad non basta, ecco le prove

Etihad è pronta a investire 600 milioni in Alitalia. Tuttavia si tratta di una cifra insufficiente al rilancio del vettore italiano. ANDREA GIURICIN ci spiega perché

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Altro giro, altra corsa per Alitalia. La “famosa/fumosa” lettera arriverà perché non vi sono alternative, visto che il vettore italiano ha i soldi fino al 15-30 agosto, ma indubbiamente la politica italiana ha fatto un altro pasticcio. Vi sono molti, troppi elementi di incertezza, primo fra tutti su chi ricadranno le colpe dell’investimento di denari pubblici di Poste Italiane. I 75 milioni di euro investiti da Poste, nell’ultima ricapitalizzazione di pochi mesi fa, sembrano ormai definitivamente persi e questa è solo l’ultima beffa nei confronti del contribuente italiano, che in Alitalia ha trovato un enorme buco nero.

Nel 2008, quando l’Alitalia pubblica fallì, portò con sé la bad company che lasciò ai contribuenti gli errori/orrori del passato con oltre 4 miliardi di euro di spesa pubblica aggiuntiva. Oltre a quelle perdite, la cassa integrazione speciale è costata più di un miliardo di euro in questi anni, per garantire un trattamento speciale ai vecchi dipendenti. Sette anni all’80% di stipendio, senza limiti per coloro che guadagnavano anche 10 mila euro al mese (non è un errore di tabulazione, diecimila). Sette anni a carico dei contribuenti per un trattamento di riguardo per tenersi buono il sindacato. Lo stesso sindacato che ora mantiene un profilo basso, perché evidentemente il Governo ha promesso qualcosa (altra cassa integrazione speciale?).

Non è chiaro dunque se sarà il contribuente a pagare per l’eccezionalità di Alitalia che ha bruciato ormai oltre 1,3 miliardi di euro dalla rinascita (come si vede nel grafico a fondo pagina), senza contare i contenziosi di circa 500 milioni di euro che la compagnia deve ancora risolvere. Un “Piano Fenice” totalmente errato, che il management ha cercato di correggere nel corso degli anni. Tuttavia, è durato meno di cinque anni l’investimento di oltre 1 miliardo di euro dei capitani coraggiosi insieme ad Air France-Klm. Quei francesi che lentamente sono usciti dal vettore italiano e che chiedevano lo scorso settembre condizioni migliori di quelle di Etihad: ristrutturazione della compagnia con meno tagli del personale e del debito. Nel frattempo il vettore ha bruciato circa 300 milioni di euro e gli emiratini hanno ora davvero il coltello dalla parte del manico.

Più passa il tempo, più la forza contrattuale di Etihad aumenta e non è un caso che la lettera sembra essere stata spedita grazie alla partnership del socio pubblico italiano. Ma vi sono interrogativi ancora più importanti da risolvere per il futuro. Il passato è invece chiaro: il contribuente è stato gabbato per l’ennesima volta. Per il futuro è quasi certo che il contribuente si troverà a pagare gli ammortizzatori sociali speciali di Alitalia.