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SPY FINANZA/ I conti che fanno "traballare" l'Italia

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Giovedì, poi, è il d-day per i mercati finanziari europei. Per quel giorno, infatti, è in programma il direttivo mensile della Bce. Un appuntamento a cui i mercati si preparano da settimane sulla scorta di forti aspettative alimentate dalle parole pronunciate dal presidente Mario Draghi lo scorso 8 maggio. In occasione dell’ ultimo direttivo Draghi ha infatti parlato di «unanimità» dei banchieri centrali nell’ adottare misure «non convenzionali» per contrastare la pericolosa spirale in cui si sta avviando l’ economia dell’ area euro. Un mix di prezzi in calo, euro forte (deleterio per l’ export) e stretta al credito che, se non contrastata, rischia di affossare i timidi segnali di ripresa economica: insomma, siamo ormai oltre al rischio deflazione, siamo alle soglie di quel mix mortale chiamato stagflazione.

La Bce sarebbe pronta ad agire già in occasione del meeting di dopodomani ha chiarito lo stesso Draghi, se dagli indicatori economici non arriveranno segnali di svolta. Cosa che finora non si è verificata. L’ ultimo test da questo punto di vista è la pubblicazione, prevista per oggi 3 giugno, della stima flash sui prezzi al consumo nell’ area euro relativa al mese di aprile. L’ inflazione secondo il consensus degli analisti di S&P Capital IQ, dovrebbe attestarsi sui livelli di marzo: allo 0,7%. Livello non certo ideale per la Bce il cui obiettivo è mantenerla “sotto ma vicino” al 2%. Quali misure adotterà l’ Eurotower?

Il taglio dei tassi viene dato per scontato. Un recente sondaggio tra gli addetti ai lavori condotto da Nomura gli attribuisce una probabilità addirittura del 95%. Il tasso di riferimento, attualmente al minimo storico dello 0,25%, potrebbe subire una sforbiciata di 10-15 punti base. Molto gettonata (90%) anche l’ opzione di portare in negativo i tassi sui depositi, attualmente a zero. Una misura che di fatto significherebbe far pagare alle banche una commissione sul deposito overnight presso l’ Eurotower, chiaro incentivo a non “parcheggiare” la liquidità ma a prestarla alle imprese. In un recente report gli analisti di SocGen stimano che attualmente ci siano circa 56 miliardi di euro in depositi con scadenze da un giorno a un mese.

Stimolare il credito alle piccole e medie imprese è un obiettivo dichiarato dalla Bce ma di fatto rimasto lettera morta. Se infatti sul mercato obbligazionario le distorsioni della crisi dei debiti sovrani appaiono artificialmente eliminate dagli acquisti di massa delle banche, lo stesso non può dirsi per quanto riguarda il credito alle imprese che appare ancora a due velocità: per un’ azienda italiana ottenere un prestito è più difficile e oneroso che per una tedesca: nonostante il costo del denaro a monte sia lo stesso, siamo a un rapporto che è superiore al doppio. Per combattere questa frammentazione del credito la Bce vuole far ripartire il mercato degli Abs, i crediti cartolarizzati ma questa opzione tuttavia ha il limite di non essere immediatamente efficace, dato che il mercato degli Abs in Europa è fermo da diversi anni.

Immediatamente attuabile invece potrebbe essere il lancio di una nuova tornata di prestiti agevolati alle banche (Ltro) a quattro anni. Operazione che, a differenza di quella adottata tra il 2011 e il 2012 di cui beneficiarono soprattutto i bond, potrebbe essere condizionata al credito alle imprese. Insomma, dopodomani Draghi deve fare qualcosa, a tutti i costi: altrimenti quei 9 miliardi che mancano potrebbero davvero diventare un problema molto ma molto serio per il governo italiano. E per tutti noi che pagheremo il conto alla crisi con una manovra correttiva che fiaccherebbe ancora di più i timidi vagiti della ripresa che alcuni settori stanno cominciando a vivere.

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