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SPY FINANZA/ I conti che fanno "traballare" l'Italia

Pubblicazione:martedì 3 giugno 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Mancano nove miliardi, euro più, euro meno. La Commissione Ue non lo scrive esplicitamente nella proposta per le raccomandazioni al governo Renzi presentate ieri pomeriggio, ma la bozza del testo ribadisce l’ invito a rispettare gli obiettivi per la sostenibilità del debito e, al suo interno, si nota che la correzione del deficit strutturale pianificata da Roma per avere il bilancio 2014 in equilibrio vale 0,1 punti di Pil, mentre Bruxelles la valuta nello 0,7. Ecco, quindi, che vanno recuperati 9 miliardi. Come? Come vi dico da settimane, con una bella manovra correttiva.

Fonti della Commissione ricordano che il progetto inviato da Roma è per forza di calendario incompleto e solo col Documento di stabilità il quadro sarà completo: il successo politico alle europee del premier Renzi, si sottolinea, ha creato migliori condizioni di stabilità potenziale, eppure a Bruxelles resta il timore che in Parlamento qualcosa possa andare storto. Certo, si guarda a Roma con maggior ottimismo. Però le regole sono le regole. Per questo, spiegava una fonte, «la richiesta di far slittare l’ azione sul ritorno del debito non è ora oggetto di delibera concreta». Il dato di fatto è che l’ Italia deve avere un pareggio di bilancio o quasi. In altre parole, il deficit strutturale (cioè al netto di congiuntura e una tantum) non deve superare lo 0,5% del Pil. La Commissione stima che si sia oltre l’ 1% e che la frenata debba essere dello 0,7% del Pil, al posto dello 0,1% previsto a Roma, pena una procedura dolorosa per la nostra immagine di superdebitori. E il tutto deve avvenire mantenendo il deficit sotto il 3% del prodotto, cosa che si sta avverando, visto che secondo Bruxelles nel 2014 saremo allo 2,6%. Lo 0,4% di fabbisogno a nostro vantaggio potrebbe essere oggetto di una trattativa per maggiori margini di spesa pro crescita.

Bruxelles, inoltre, torna a puntare il dito sulla trasparenza del mercato creditizio, sulla necessità di riequilibrare il carico fiscale sul lavoro, sul dramma occupazionale da contenere, sull’ apertura incompleta dei mercati dei servizi (in particolare della Pubblica amministrazione), sulla giustizia civile ancora lenta e scoraggiante per gli investimenti, sulla lotta all’ evasione da rafforzare ulteriormente, sul sistema scolastico che richiede maggior cura, sulle reti da sviluppare e l’ autorità dei Trasporti da lanciare sul serio. Insomma, nei fatti il governo Renzi ha finora annunciato molto e fatto poco: certo, è in carica da poco, ma il problema è che, al netto dei tour europei, nemmeno lui ha saputo dire all’ Europa ciò che occorreva: ovvero, che con i vincoli attuali l’ Italia non ripartirà mai, riforme o non riforme.


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