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Economia e Finanza

FINANZA/ Pelanda: i 90 miliardi che possono "liberare" l'Italia dall'Europa

Un taglio di 90 miliardi di spesa pubblica strutturale, spiega CARLO PELANDA, alzerebbe il Pil e ci liberebbe dai vincoli europei. Ma Renzi non potrà mai sfidare il suo elettorato

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Da un lato, i governi dell’Eurozona hanno riconosciuto, nel recente vertice, la priorità della crescita utilizzando meglio la flessibilità nelle regole europee di ordine contabile. Dall’altro, l’Italia non potrà ricorrere a tale flessibilità perché il suo debito è talmente elevato da costringerla alla priorità del rigore. Per tale motivo Renzi non ha potuto ottenere alcunché di concreto pur guadagnando più rispetto per l’Italia, miglioramento da non sottovalutare visti i precedenti. Anche perché era orientato su una richiesta non ricevibile dall’attuale eurosistema: mettere spesa pubblica di investimento, per stimolare l’economia, fuori dal calcolo del deficit oppure, come la Francia ha ottenuto in silenzio e la Spagna sta trattando riservatamente, tardare di qualche anno il pareggio di bilancio. La risposta è stata un secco no da parte della Germania.

La regola europea, semplificando, recita che una nazione può fare spesa di investimento in deficit, ma solo dopo aver portato il bilancio in pareggio e quindi conquistato uno spazio di nuovo indebitamento, se produttivo, con limite il 3% del Pil. Dice, inoltre, che per nazioni ad alto debito la priorità è di ridurlo. In sintesi, se l’Italia tagliasse spesa corrente per 45 miliardi poi potrebbe utilizzarli per investimenti in deficit, ma poiché ha un debito mostruoso tali soldi andrebbero, invece, usati per abbassarlo.

Questa regola è certamente discutibile. Per esempio, sarebbe più saggio calcolare l’equilibrio di bilancio su cinque anni invece che su uno, lasciando alle nazioni la flessibilità di ricorrere a deficit temporanei oltre il 3% per stimolare la crescita. Ma al momento la regola è così. Il debito italiano sta andando verso il 135% del Pil, la crescita è minima, e sempre più economisti si pongono il problema della sua sostenibilità, alcuni temendo un’insolvenza futura, motivo per cui gli altri europei pretendono dall’Italia la priorità del rigore. Infatti, è incomprensibile perché Renzi si sia fatto alfiere della flessibilità nelle regole europee non potendo l’Italia accedervi.


COMMENTI
02/07/2014 - le regole di maastricht sono austere? (antonio petrina)

Le regola europea di Maastricht ,da parte di coloro che nel 92,la scrissero (Carli, Pohl) prevede deficit all'art. 126 del trattato nel limite del 3% degli investimenti . Tale regola ( cd golden rule) consente poi di ripagare il debito di parte corrente ,stante poi la riduzione del pregresso debito con minore spesa pubblica. Invertire la suddetta priorità per pagare il debito ,riporta al caso del mugnaio Arnold cui il giudice di Berlino diede ragione dopo i solleciti di S M Federico re di Prussia , sovrano illuminato, che in buona sostanza i debiti scemano con la ricchezza e con il reddito disponibile e quindi senza ricchezza essi non si possono pagare!