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Economia e Finanza

IL CASO/ "L'equivoco" che mette in trappola l'Italia

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto)Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Il malinteso è che mentre i documenti Ue si riferiscono per tutti i 28 (in effetti, il passaggio citato riguarda soprattutto gli Stati membri che hanno aderito all’Unione negli ultimi dieci anni, principalmente quelli dell’Europa centrale e orientale) alle riforme “economiche”, nei commenti di Renzi è parso che ci si riferisse alle riforme “istituzionali” (riassetto del Senato, nuovo Titolo V della Costituzione - peraltro ancora in alto mare). Inoltre, “non fare mancare risorse” alle riforme “economiche” è molto differente da un eventuale scambio politico “riforme istituzionali-flessibilità nell’applicazione dei criteri di convergenza”.

Alla Commissione di Bruxelles, si fa notare che l’Italia ha già avuto “flessibilità” (per le riforme economiche) dato che il “pareggio di bilancio” definito con il Fiscal compact per il 2014 è stato rinviato al 2015 (e c’è chi parla di portarlo al 2016). Ma di riforme economiche - si nota non solo a Bruxelles ma, quel che più conta, al CESifo di Monaco, il trust di cervelli su cui molto conta Angela Mekel - non c’è traccia: siamo il 69esimo dei 189 paesi classificati dalla Banca mondiale in termini della facilità di fare impresa, ci vogliono 1185 giorni (rispetto a una media di 529 per l’insieme dei Paesi Ocse) per risolvere una vertenza civile su un contratto e farla applicare, abbiamo costi energetici elevati (che potrebbero essere ridotti revisionando i sussidi alle rinnovabili), la differenza tra costo del lavoro e salario netto in busta paga è la più alta in Europa. La litania è lunga. E nota.

Non è certo questa la sede per ripeterla. Tuttavia, delle attese riforme economiche si sono visti unicamente gli 80 euro in busta paga (di alcune categorie), ottenuti grazie a un aumento della tassazione e una decurtazione delle pensioni in essere. In Europa, lo sanno. E lo dicono a Renzi, per ora con il sorriso, che la “luna di miele” è terminata. Ove ci sia mai stata. Domani, ossia tra poche settimane, potranno chiedere una pesante correzione dei conti autunnale e una strategia per la riduzione del debito. Ciò porterebbe traumi nella maggioranza parlamentare.

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