BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ La "bacchettata" a Usa e Uk che fa temere un'altra crisi

Pubblicazione:lunedì 30 giugno 2014

Infophoto Infophoto

Piano piano, cominciano tutti ad accorgersi di quanto sta accadendo. L’ultimo attacco contro la politica di tutte le banche centrali mondiali è arrivato ieri dalla Banca per i regolamenti internazionali, la quale ha detto chiaro e tondo che «la politica di tassi ultra bassi e il fallimento nell’aggressione degli sbilanciamenti finanziari sta rendendo l’economia globale permanentemente instabile». Nel suo report annuale, la “banca delle banche centrali” ha posto l’accento sull’eccessiva dipendenza dalle politiche monetarie come stimolo per l’economia, sottolineando come - stando la situazione attuale - gli istituti centrali come la Fed e la Bank of England potrebbero dover mantenere politiche monetarie ultra-accomodanti per periodi di tempo troppo lunghi, con conseguenze potenzialmente pericolose.

Per la Bri, il rischio è quello di un errato timing nel ritorno a situazioni più normali, ovvero un’uscita troppo veloce e congestionata oppure troppo lenta una volta che ci sia resi conto di ritrovarsi dietro la curva. Inoltre, sempre per l’istituto svizzero, la “scusa” dell’allentamento monetario e fiscale ha trasportato i governi all’interno di un falso senso di sicurezza che ha rallentato, se non post-posto, il necessario consolidamento, arrivando a creare il rischio dell’accettazione dell’instabilità come elemento interno al sistema. Per la Bri, «le politiche monetarie non possono poggiarsi e legarsi ai periodi di boom ma possono solo allentare aggressivamente e persistentemente i periodi di crisi. Questo induce a una sorta di scusante al ribasso per i tassi di interesse e al rialzo per quanto riguarda i livelli di debito, situazione che di contrasto rende molto difficile un rialzo dei tasso senza un danno all’economia, la cosiddetta trappola del debito».

Di più, «così agendo le crisi finanziarie sistemiche non diventano meno frequenti o intense, i debiti pubblici e privati continuano a crescere, l’economia fallisce nella sua missione di crescere a un ritmo forte ma sostenibile e le politiche monetarie e fiscali giungono a un punto in cui terminano le munizioni a loro disposizione. Con l’andare del tempo, le politiche perdono il loro effetto e potrebbero addirittura favorire le condizioni economiche che in realtà volevano prevenire».

Per Claudio Borio, capo del dipartimento economico e monetario della Bri, il potenziale di una nuova crisi finanziaria potrebbe innescare un ritorno al protezionismo, tale da far sparire il concetto attuale di economia aperta di mercato come la conosciamo: «Focalizzare troppo l’attenzione sulle fluttuazioni a breve termine degli output è come stare a guardare la bellezza dell’oceano senza prendersi più cura delle onde che si avvicinano a noi sempre più minacciose». E la Bri fa esempi concreti, preoccupata ad esempio dal mercato immobiliare britannico definito «inusualmente favorevole» e dai recenti tassi di crescita sia di Regno Unito che di Usa, un qualcosa che normalmente si osserva prima dei crash finanziari.


  PAG. SUCC. >