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Economia e Finanza

FINANZA/ Dominick Salvatore: l'Italia deve sforare il tetto del 3%

Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)

L’Italia fa delle politiche del tutto sbagliate. Io penso che ci sono persone che hanno buone intenzioni, ma non sanno quello che fanno. Sia Montezemolo, quando era presidente di Confindustria, che Letta dicevano: siamo un’economia aperta, ben vengano gli investitori stranieri. Ma l’apertura al mercato va gestita facendo politiche d’incentivazione. Noi dovremmo innanzitutto valutare le nostre competenze di base e valorizzarle per crescere. Invece sembra che l’unico incentivo sia quello di disfarsi dei gioielli nazionali. E così, profitti e know-how vengono portati all’estero. Non sappiamo valorizzare le cose che sappiamo fare meglio degli altri.

 

Ad esempio?

Tutte le catene di grandi alberghi in Italia sono possedute da stranieri, americani, francesi e inglesi. Altro esempio: l’Italia aveva battuto la Francia nella moda. Cosa hanno fatto i francesi? Hanno acquistato tutto: Gucci, Fendi, Bottega veneta, Bulgari… Fino agli anni ‘70 l’Italia non aveva niente da invidiare a Francia e Inghilterra: chimica, meccanica… Abbiamo venduto tutto.

 

Oltre a valorizzare ciò che possediamo?

Quelli che si occupano delle politiche fanno anche l’errore di voler dare subito delle ricette facili per risolvere i problemi, prima di capire le ragioni di quanto accade. E allora bisogna andare a monte e vedere dove sorge il problema.

 

Qual è l’origine del problema?

C’è una serie di fattori che concorrono a rendere bassa la competitività italiana: i regolamenti a cui sono sottoposte le imprese sono impossibili da seguire; in Italia aprire un’impresa costa 24 volte più che in Inghilterra; per la facilità con cui si fa impresa siamo al 65° posto su 189 paesi: tutti i paesi avanzati sono davanti a noi. Il risultato è che stanno chiudendo imprese che non meritano di chiudere. Chi rimane in Italia a fare impresa non è solo un “cavaliere del lavoro”, ma un eroe del lavoro.

 

E poi?

L’Italia è 87° su 144 paesi nei programmi Ocse-Pisa: la scuola non forma. Siccome abbiamo 34 paesi avanzati davanti a noi, significa che le restanti 53 posizioni sono occupate da Paesi emergenti. Poi ci sono altre cose.

 

Quali?

La pressione fiscale. Perché è più alta che altrove? Negli Stati Uniti e in Giappone va dal 30% al 32%, in Spagna e Inghilterra dal 37% al 38%, in Germania è del 44%, in Italia del 49%. Se la popolazione ne ricevesse i benefici, avrebbe un senso (anche se penso che ciò che può fare il mercato non dovrebbe farlo lo Stato). Sul mercato del lavoro si è fatto qualcosa ma è ancora poco. Dal 2000 a oggi il costo unitario del lavoro in Germania è aumentato del 12%, in Italia del 42%, in Francia, Spagna e Giappone è aumentato tra il 30% e 32%. E poi ci sono delle cose fuori dal mondo…

 

Per esempio?

Quando un’impresa lavora per l’ente pubblico, non solo non viene pagata, ma deve anche pagare le tasse su quel lavoro prima di ricevere il compenso. Quando lo dico ai miei amici americani non ci vogliono credere. In Italia siete abituati a questo, ma da noi è incredibile. Poi la corruzione: su 60 paesi l’Italia è al 40° posto; l’immagine della nazione all’estero: 45° su 60. E pensare che la malata dell’Europa nel 2000 non era l’Italia e nemmeno la Spagna, ma la Germania…

 

Poi cosa è successo?