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FINANZA/ Dominick Salvatore: l'Italia deve sforare il tetto del 3%

Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto) Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)

Schroeder ha fatto le riforme e la Germania è diventato il Paese più efficiente d’Europa, anche a spese degli altri. La Germania è senza dubbio il Paese più capace di salvaguardare i suoi interessi. Nella crisi ucraina, ad esempio, anche le imprese francesi e inglesi hanno contratti con i russi, mica solo quelle tedesche. Ci sono delle cose che devono essere messe al di sopra del beneficio delle imprese per il bene di tutta la comunità.

 

Accade qualche volta?

Quando recentemente General electric ha cercato di acquistare la francese Alstom, il governo francese si è opposto, difendendo l’idea che una sua grande impresa non dovesse andare in mano straniera. Dopo essere stata criticata per aver chiuso le frontiere all’impresa Usa, si è rivolta alla tedesca Siemens. Perché l’azienda rimanesse europea si è pensato a una strategia, giusta o sbagliata, nell’idea di salvaguardare la comunità di appartenenza.

 

E poi ci sono le regole di finanza pubblica…

Il tetto del 3% del deficit chi l’ha imposto? La Germania e la Francia. E chi lo ha superato per prima? Francia e Germania, senza colpo ferire, senza nemmeno pensare di doversi giustificare. In Francia il deficit è il 4% del Pil, in Spagna è al 6%. E noi andiamo in Europa a chiedere il permesso per fare uno sforamento che ci è necessario. L’Italia vuole fare l’europeista a scapito dei suoi cittadini.

 

L’anno scorso in un’intervista ci ha detto che la Bce avrebbe potuto aiutare l’Italia in cambio di riforme. Oggi che suggerimento darebbe a chi governa il nostro Paese in tema di rapporto con l’Europa?

Direi: lasciateci la possibilità di superare la soglia del 3% e noi faremo le riforme, in mancanza delle quali accetterei di pagare delle sanzioni.

 

Giovedì si riunirà il board della Bce. Ci si aspetta che Draghi annunci delle misure di stimolo. Cosa dovrebbe fare l’Eurotower per rilanciare l’economia europea e per rendere l’euro uno strumento utile per uscire dalla crisi?

Innanzitutto, non so se altri sarebbero stati in grado e disposti a fare quello che ha fatto Draghi. Trichet no di certo. Draghi ha già salvato l’euro. Il problema è che secondo le direttive che la Banca centrale si è data non può fornire aiuti diretti agli Stati in deficit. Draghi ha trovato il modo per aggirare questa regola dando alle banche un trilione, cioè mille miliardi di prestiti all’1% per tre anni.

 

Ma le imprese non ne hanno beneficiato…

È normale che le banche non hanno dato prestiti alle imprese perché le imprese hanno bisogno di prestiti per più di tre anni. E poi perché avrebbero dovuto rischiare? Se potevano ricevere all’1% perché avrebbero dovuto acquistare titoli di Stato al 3%? Cosa può fare adesso la Bce? I tassi sono già a un quarto dell’1%, non può andare a zero. Cartolarizzazioni? Sì, può farlo, ma il problema rimarrebbe un altro.

 

Quale?

Il problema, soprattutto in Italia, è che non si riesce a competere. Il problema non è l’euro, ma la competizione. Ma non si tratta solo dell’Italia e dell’Europa. Ci sono previsioni che la crescita mondiale diminuirà. Ripristinare la crescita di un’area in un contesto mondiale di questo tipo, è ancora più difficile.

 

L’euro in questo momento con il suo cambio molto forte e con gli squilibri che ci sono tra i vari Paesi dell’Eurozona non sembra uno strumento per uscire dalla crisi. In che modo può esserlo?