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FINANZA/ Dominick Salvatore: l'Italia deve sforare il tetto del 3%

Pubblicazione:mercoledì 4 giugno 2014

Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto) Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)

Il problema è che si è entrati nell’euro con una lira sopravvalutata del 20-25%. Ci si è tirata la zappa sui piedi. Io e pochi altri insistevamo che l’Italia non avrebbe dovuto entrare con un cambio a più di 1400-1500 lire. Certo, dovevamo entrare, ma avremmo dovuto giocare più di strategia perché senza Italia l’euro non si sarebbe fatto. Ancora adesso, pur di fronte all’evidenza che ci siamo dati una mazzata sui piedi, c’è chi insiste che la lira non è stata sopravvalutata ma sottovalutata… Il problema non è l’euro, ma che ci siamo entrati con una moneta sopravvalutata e per di più non riusciamo a competere. Non voglio essere troppo negativo solo che bisogna guardare i problemi nella loro origine…

 

Queste sue valutazioni mi fanno pensare che serva guardare l’Italia da fuori per avere un giudizio così accorato sulle sue sorti…

Ho scritto un testo di economia internazionale che è il più venduto nel mondo, eccetto che in Italia. Qui sono scomodo. Tutti dicono di volere le riforme senza capire che le riforme ci toccano da vicino. Vivo negli Stati Uniti da 50 anni, ci sono arrivato appena dopo le scuole medie. Spesso mi chiedono: “dici ‘noi’ o ‘voi’ italiani?” Io rispondo che mi piacerebbe dire “noi” italiani, però voi potreste dire “non ti vogliamo”, beh, decidete voi…

 

Nella sua introduzione al volume “Leadership responsabile” di Francesco Sansone (Franco Angeli), lei scrive che uno dei fattori decisivi della rivoluzione a cui stiamo assistendo è “una nuova information economy che basa la creazione di valore sul sapere e sulle comunicazioni”: c’è una relazione tra questo fattore e le stime di minor crescita a livello mondiale?

Sì, non tutto aumenta la produttività. La crescita è data soprattutto dalle innovazioni tecnologiche e pare che la portata di queste innovazioni sulla produttività stia calando… Speriamo che questi signori si sbaglino.

 

In “Le capital au XXIe siècle” Thomas Piketty individua nello squilibrio tra crescita economica e rendita del capitale una delle principali contraddizioni del capitalismo. Si potrebbe dire: “del capitalismo finanziario”? Non è questo il responsabile dell’aumento dei grandi patrimoni e quindi delle disuguaglianze? Cosa ne pensa?

Nel libro di Piketty alcuni dati sono riportati in modo un po’ approssimativo, inoltre propone di aumentare le imposte all’85%. Cos’è successo quando è stato proposto in Francia? Se ne sono andati in tanti… Un certo grado di ineguaglianza è necessario, quando è elevato non va bene. Ora negli Stati Uniti c’è più ineguaglianza che in Europa. Negli Usa vogliamo il più possibile l’uguaglianza delle opportunità, non dei salari. In Europa un perito tecnico guadagna solo il 5% in meno che un ingegnere. Quindi non c’è una ragione economica per andare a fare ingegneria.

 

Però disuguaglianza in questo momento significa aumento della povertà di fasce già provate…

La troppa disuguaglianza è ingiusta e scoraggia la crescita, oltre a comportare instabilità politica e sociale. È difficile trovare un equilibrio: occorre eliminare gli eccessi di disuguaglianza, ma, ripeto, una certa disuguaglianza è necessaria, gli esseri umani hanno bisogno di incentivi. Uno studente senza esami non studia. Non esiste una misura uguale per tutti, il livello di disuguaglianza dipende dal sistema.

 

Diceva del sistema americano…

Io sono un prodotto di questo sistema, ho frequentato il City College (chiamata la Harvard del proletariato), dove per entrare devi essere bravo, ma se sei bravo vieni ammesso senza pagare… L’università dove insegno ammette il 38% degli alunni non preparati ma portati. Lula, una persona che non è nemmeno diplomata, a un certo punto si è chiesto: i poveri starebbero meglio se ci fosse uguaglianza di reddito ma con bassa crescita? Si è dato secondo me la risposta giusta: i poveri starebbero meglio se permettiamo una certa disuguaglianza ma incentivando la crescita.

 

In Europa un welfare universalistico funge da sistema redistributivo…

Però poi chi ha capitali li investe altrove e non si creano posti di lavoro…

 

Stati Uniti e Unione europea stanno portando avanti i negoziati per un accordo di libero scambio (The Transatlantic Trade and Investiments Partnership). Quanto può essere importante? Quali vantaggi porterà? Cosa avrebbero da guadagnarci rispettivamente Usa, Ue e Italia?

Il commercio è già abbastanza libero, non credo che liberalizzarlo del tutto possa portare a chissà che benefici. Tutto aiuta ma non ci si può attendere chissà che.

 

(Silvia Becciu)



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