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FINANZA/ Dominick Salvatore: l'Italia deve sforare il tetto del 3%

Facciamo un punto sulla situazione economica dell’Italia e dei suoi rapporti con l’Europa insieme a DOMINICK SALVATORE, uno dei più stimati economisti al mondo

Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto) Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)

Uno dei più stimati economisti al mondo, Preside della Facoltà di Economia alla Fordham University di New York dove vive, Consulente alle Nazioni Unite, Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale, Economic Policy Institute di Washington, e varie Banche centrali e multinazionali. Un suo testo “International Economics”, tradotto in più di 10 lingue, è il più venduto al mondo sul tema. Non solo ha origini italiane, ma parla del nostro Paese come se fosse il suo. Insegna anche a Shanghai e Pretoria. E proprio dalla città sudafricana è arrivato a Milano per una conferenza organizzata da Valore, società milanese di consulenza ed education, sul tema dell’euro. Stiamo parlando di Dominick Salvatore, che abbiamo raggiunto per fare un punto della situazione europea e italiana.

 

Cominciamo con un parere sul risultato delle elezioni europee. Secondo lei, questo voto può rappresentare l’inizio di una svolta per un’Europa che ancora stenta a ripartire e a riprendersi dalla crisi?

La cosa importante è che chi ha la responsabilità di governare, sia che abbia perso o che abbia guadagnato voti, capisca che l’austerità è necessaria ma non in una situazione di crisi. Se ci sarà una svolta nella ripresa della crescita, avverrà perché il sistema e le sue regole verranno cambiate.

 

Quindi la parola d’ordine è “riforme”?

Il problema delle riforme è che costano e i costi sono da affrontare subito, mentre i benefici vengono dopo. Le riforme andrebbero fatte quando l’economia va meglio, ma in quel momento manca l’interesse a farle. Poi in momenti di crisi ci si rende conto di quanto siano importanti, ma non si hanno i soldi per farle...

 

Proprio come sta accadendo in Italia…

Adesso tutti ci auguriamo che Renzi faccia quello che deve fare e che cominci il prima possibile… Ma ciò che farà, che beneficio porterà alla competitività? Quale traguardo si prefigge? Per un raffreddore gli antibiotici non servono, ma per una polmonite sì. Se risolverà il 20% dei problemi, sarà troppo poco.

 

Il successo di Renzi alle europee viene letto come un mandato esplicito degli elettori: non ci sono più alibi per rimandare le riforme…

L’Italia aveva un tenore di vita e un Pil procapite fino al 2000 superiore del 10-15% a quello inglese e francese. Senza avere ciò che la Francia ha: grandi imprese, infrastrutture di prima categoria e una scuola di Pubblica amministrazione. Siccome l’Italia è un Paese ricco (la ricchezza delle famiglie è superiore in Italia che in Germania) ci si è finora adeguati, ma dopo vent’anni di graduale declino, oggi la situazione è drammatica.

 

Può darci un’idea più precisa?

C’è un indice ufficiale della competitività internazionale che vede gli Usa come Paese più competitivo. In questa graduatoria l’Italia risulta meno efficiente degli Usa del 44%. Inghilterra e Giappone del 30%, la Germania del 20%. L’Italia è l’unico Paese avanzato al mondo dove la produttività del lavoro è diminuita: con più preparazione tecnica, più tecnologie, più capitali, un’ora media di lavoro produce oggi meno di dieci anni fa. Cosa incredibile! Cos’è successo? Abbiamo dimenticato cose che sapevamo fare?

 

Appunto, cos’è successo?