BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ALITALIA/ Etihad, una "acquisizione" a spese dei lavoratori

Infophoto Infophoto

E difatti si procede con una decisione logica. Chiedere un prestito allo Stato con interessi bancari per uniformare la flotta di lungo raggio italiana a quella olandese e creare la più grossa compagnia europea, manovra legittima con le leggi Ue e già attuata anni prima da Air France e Iberia con interessi dimezzati rispetto ad Alitalia. È ovvio che un simile colosso diventa pericolosissimo concorrente per altri vettori che hanno nel traffico italiano la loro seconda fonte di guadagni: ecco che allora si forma un cartello e con la scusa del trasferimento degli slot da Linate (un city airport caso unico in un’Europa tendente a trasferire il traffico aereo negli hub) l’Ue sancisce che il prestito ad Alitalia è da considerare aiuto di Stato e quindi punisce l’azienda con tre decisioni che ne decretano la fine: impossibilità di acquisire nuovi aerei, rotte e praticare tariffe concorrenziali.

Il bello è che tra i principali alleati di questa incredibile decisione (che verrà giudicata iniqua quattro anni dopo dal Tribunale dell’Aia dove l’Ue è costretta a risarcire Alitalia con 900 miliardi di lire mai versati) si registrano il Comune di Milano e la Regione Lombardia, ambedue portati ad allearsi all’Ue per mere ragioni campanilistiche, senza capire che il ridimensionamento del Forlanini avrebbe fatto nascere un hub di dimensioni mondiali e fornito occupazione e guadagni. Un “harakiri” in pena regola, come tanti ormai nel panorama industriale italiano, dove quando ci sono iniziative vincenti per il sistema-Paese si boicottano spesso in nome di intuizioni davvero geniali, come quando Olivetti venne ceduta e l’Ad di Fiat Valletta decise di sopprimere il settore informatico perché “privo di futuro”...

Adesso ci ritroviamo con un’altra telenovela dell’aria per certi versi molto simile a quella descritta. Da una parte una compagnia ormai decotta che ha in Etihad un’ancora di salvezza; dall’altra un vettore, quello arabo, che ha in Alitalia un’acquisizione quasi unica nel suo genere, capace di fargli mettere piede in Europa da una porta con i vantaggi sopra elencati e, soprattutto, con un potenziale di traffico notevole che attualmente è appannaggio di vettori stranieri. Difatti se quest’ultimi nel medio raggio approfittano dell’incredibile generosità di uno Stato che, attraverso Regioni e Province, permette di elargire a gran parte dei vettori low cost finanziamenti non tanto occulti e benefit fiscali addirittura in contrasto con le norme comunitarie, sul lungo raggio hanno in questi ultimi anni approfittato della scelleratezza di un “Piano fenice” che ha portato Alitalia a tralasciare una grandissima fonte di guadagni, cosa accaduta anche con lo smantellamento della manutenzione, altra fonte di introiti di aerolinee meglio dirette.

Ho usato il termine acquisizione perché mi pare lapalissiano che l’attuale “51% italiano”, indebitato com’è, avrebbe bisogno di mettere nell’operazione i grandi capitali che nell’arco di questi anni non ha tirato fuori e non pare abbia intenzione di voler tirare fuori ora. Mi pare logico che, potendo dismettere le quote, l’ostacolo Ue (quello di un controllo in capo a un soggetto - o a più soggetti - comunitario) possa essere facilmente aggirato con partner di comodo: le “consorelle” europee sono difatti già sul piede di guerra anche perché, ancora una volta, si presenta un pericolo più grande di quello del ‘98. Un vettore con grandi capitali e un know-how (acquisito) d’eccellenza diventa un competitor insuperabile, specie in quella posizione geografica donatale dal Creatore che forse, per bilanciare la cosa, l’ha popolata sia di lavoratori geniali ma pure di poteri inetti.


COMMENTI
08/06/2014 - ALITALIA/ Etihad, una "acquisizione" (alberto servi)

sono d'accordo perchè è tutto vero quello che Lei dice. La sola cosa da cui dissento è il rimpianto nell'aver rifiutato l'offerta di intervento dell'AirFrance del 2008. Quella era la garanzia per annullare il traffico intercontinentale da Malpensa e quindi un concorrente troppo importante.E per avere garantito dal feeder Alitalia -così come poi avvenuto - ogni anno un afflusso di milioni passeggeri per i propri voli intercontinentali nell'Hub di Parigi. Spinetta la sapeva lunga al contrario dei nostri sprovveduti AADD. Lo sanno pure i sassi che il revenue nel trasporto aereo è nel Lungo Raggio.