BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ALITALIA/ Etihad, una "acquisizione" a spese dei lavoratori

Il matrimonio tra Alitalia ed Etihad sembra ormai cosa fatta, ma non bisogna dimenticarsi di quanto avvenuto nel recente passato. GUIDO GAZZOLI ci aiuta a ricordarlo

Infophoto Infophoto

Il matrimonio tra Alitalia ed Etihad sembra cosa fatta. Un parto durato mesi e che nel corso del tempo ha visto emergere la “scoperta” dell’ingentissimo debito di Cai, a dimostrazione di come Berlusconi, che parlava di miracolo, abbia mantenuto le promesse. Era quasi una missione impossibile ripetere le cifre della vecchia Alitalia, ma Cai c’è riuscita, addirittura battendole: se ricordiamo che i “capitani coraggiosi” hanno ereditato un’azienda libera di debiti e con un apparato legislativo fatto di decreti che l’hanno esentata da un sacco di spese, bisogna proprio parlare di “miracolo italiano”, ovviamente all’opposto di quello famoso degli anni Sessanta.

Di Olivetti e Borghi ce ne sarebbe un disperato bisogno nell’Italia di oggi, ma purtroppo i grandi capitani d’industria attuali sono fatti di ben altra pasta, non solo perché il mondo è cambiato, ma anche perché credo che in Italia manchi quasi completamente una vera mentalità capitalista, quella che faceva scrivere a un tale Adam Smith di come “il capitalismo è senz’altro colonna portante del progresso dell’uomo, ma se non ha etica e morale si trasformerà in un fabbricante di miseria”. Era la fine del ‘700, ma bisogna dire che lo scozzese non mancava di perspicacia, almeno per quanto riguarda il Bel Paese.

Chissà perché le nazioni dove il lavoratore, ergo l’essere umano, è tuttora considerato una risorsa e non “materiale umano” non soffrono la crisi. Una parte dell’Italia pare occupata dal trittico sindacal-politico e da un certo mondo industriale dove si gode di un benessere assoluto, garantito dal socialismo “reale” di uno Stato che è di una generosità incredibile, facendosi carico delle perdite generate da una quantità “industriale” di decisioni e piani sbagliati creati da manager di indubbia incapacità, almeno stando ai risultati. Tanto questi ultimi non rischiano mai: avete mai visto un Ad Alitalia pagare le sue politiche sbagliate? Nossignori, alla fine tutti hanno terminato le loro funzioni con laute buonuscite, addirittura ci sono stati bonus per i risultati raggiunti...

Oggi rischia di ripetersi una storia già avvenuta in passato. Correva l’anno 1998 e Alitalia aveva un attivo di ben 400 miliardi di lire, un’alleanza veramente intelligente con un vettore a lei complementare (Klm) e, soprattutto, un Presidente ingegnere aeronautico e un Ad che in azienda ci aveva passato la vita. Apre l’aeroporto di Malpensa, situato in una zona estremamente strategica come porta verso l’Europa del Nord, avendo già il nostro Paese un’altra fortuna rappresentata da Fiumicino, porta naturale verso il bacino del Mediterraneo: ambedue strutture centrali nel Continente. Insomma, tre vincite al lotto di seguito.


COMMENTI
08/06/2014 - ALITALIA/ Etihad, una "acquisizione" (alberto servi)

sono d'accordo perchè è tutto vero quello che Lei dice. La sola cosa da cui dissento è il rimpianto nell'aver rifiutato l'offerta di intervento dell'AirFrance del 2008. Quella era la garanzia per annullare il traffico intercontinentale da Malpensa e quindi un concorrente troppo importante.E per avere garantito dal feeder Alitalia -così come poi avvenuto - ogni anno un afflusso di milioni passeggeri per i propri voli intercontinentali nell'Hub di Parigi. Spinetta la sapeva lunga al contrario dei nostri sprovveduti AADD. Lo sanno pure i sassi che il revenue nel trasporto aereo è nel Lungo Raggio.