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FINANZA E POLITICA/ Renzi e il "voto di scambio" per evitare un'altra manovra

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I sospetti di Pier Carlo Padoan (Infophoto)  I sospetti di Pier Carlo Padoan (Infophoto)

È una conseguenza del fatto che tutti si trovano di fronte alle evidenze di una catastrofe, cioè del fatto di avere ucciso le prospettive economiche di quasi un terzo degli abitanti dell’Eurozona, in nome di un rigore stupido sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista tecnico.

 

Le elezioni europee hanno fatto cambiare idea alla Merkel?

Certamente sì, e soprattutto hanno fatto cambiare idea agli altri leader europei. Non è però solo questione di risultati elettorali, ma soprattutto di dati economici. Presto anche la Germania potrebbe trovarsi ad avere dei seri problemi, e del resto gli stessi socialdemocratici tedeschi spingono per manovre assistenziali. Quindi c’è una tendenza a rinunciare almeno in parte al rigore. Tanto in Germania quanto in Italia continua però un approccio redistributivo, nel senso che per dare dei soldi a qualcuno si alzano le tasse ad altri. L’unica differenza è che questa volta saranno tasse indirette.

 

Padoan ha dichiarato: “L'Italia ha fatto e continua a fare i compiti a casa. Tra il 2011 e il 2013 le manovre sono ammontate a 67 miliardi, pari a 4,3 punti di Pil”. Che cosa ne pensa di questa affermazione?

Detta da un ex comunista come Padoan è una frase che fa un certo effetto, anche se sul piano tecnico si tratta di cifre irrilevanti.

 

In che senso?

Nel senso che quando un ex comunista come Padoan taglia la spesa pubblica la cosa fa notizia, ma per cambiare l’economia italiana ci vorrebbe ben altro. Ciò che occorreva era un taglio della spesa da 120 miliardi in tre anni e una riduzione delle tasse pari a 70 miliardi di euro. Bisogna agire a fondo e nello stesso tempo lasciare un plafond, in modo che il taglio non sia eccessivamente subitaneo e non produca deflazione. Con un’operazione pari rispettivamente a 120 e 70 miliardi di euro si rilancia il Paese, se le cifre sono inferiori invece non cambia nulla.

 

(Pietro Vernizzi)



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