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SPY FINANZA/ Borsa e mondiali, la doppia scommessa sul Brasile

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Ma al di là dei dati storici, nella sua nota Goldman Sachs sottolinea anche le disparità finanziarie tra le alte aspettative verso la squadra di calcio e le fortune di un'economia come quella brasiliana che sta lottando contro la recessione, dopo il boom degli anni dei Brics e dopo le fughe di capitali seguite alla crisi dei mercati emergenti della scorsa estate, costate alla Banca centrale tre aumenti dei tassi di interesse di fila in meno di due mesi. Per Alberto Ramos, vice-capo dei ricercatori per l'America Latina di Goldman Sachs, «l'intera nazione spera che le performance della nazionale durante la Coppa del mondo saranno migliori di quelle dell'economia interna». Oltretutto, anche perché il prossimo governo brasiliano - che sarà eletto a ottobre - «dovrà contrastare un'inflazione galoppante e porre in essere politiche economiche basate e mosse da una crescita legata a solidi investimenti e non all'inflazione».

Goldman stima che l'economia brasiliana sia cresciuta attorno al 2,5% all'anno dall'ultima Coppa del mondo, quella del 2010, un dato in underperformance rispetto ad altri mercati emergenti e con un tasso inflattivo che non è mai sceso sotto il 6%. Per Paulo Leme, presidente di Goldman Sachs Brasil, «con le politiche giuste, il Brasile può raggiungere i risultati che necessita, ovvero una migliore distribuzione del reddito, un più basso livello di ineguaglianza sociale e un più semplice accesso a sanità ed educazione. Come nel calcio, anche in politica una leadership pragmatica può riportare il Brasile sui binari giusti, aumentando la produttività e implementando le riforme strutturali».

Il governo del presidente Dilma Rousseff ha stimato che l’evento potrebbe aggiungere oltre mezzo punto sulla percentuale di crescita economica di quest’anno e più di mezzo milione di posti di lavoro, mentre gli economisti sono, in media, più conservatori e vedono una spinta più vicina allo 0,2%, secondo un recente sondaggio Reuters. Tuttavia, solo circa 7 miliardi di dollari di investimenti su 11,7 previsti sono stati utilizzati, secondo l’Ufficio di Controllo Generale, un deficit che per la maggior parte degli analisti è colpa della scarsa pianificazione e della burocrazia. A livello nazionale solo 36 dei 93 grandi progetti sono stati finiti, come ha confermato Sinaenco, un gruppo commerciale di ingegneri e architetti. L’evento rischia, quindi, di rafforzare l’immagine del Brasile come un Paese che non investe abbastanza, che manca della volontà politica di intraprendere grandi progetti e in generale di non essere riuscito a vivere fino alla fine la promessa mostrata nel corso di un lungo boom dell’ultimo decennio.

Insomma, il Brasile deve sperare di vincere, per garantirsi almeno un mese di rally azionario. Ma poi dimenticarsi in fretta i mondiali e rimboccarsi le maniche. 

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COMMENTI
07/06/2014 - Bottarelli, guardi avanti per favore (Giuseppe Crippa)

Questo articolo di Bottarelli è interessante ma rivolto al passato. Suggerirei invece un altro approccio per individuare la borsa che potrebbe giovarsi delle prestazioni positive della nazionale del suo paese: guardiamo alle quotazioni dei bookmakers e da lì passiamo a cercare i titoli più interessanti delle borse dei rispettivi paesi. Tralasciando le scontate Brasile, Argentina, Germania e Spagna mi concentrerei sulla Colombia, purtroppo priva di Radamel Falcao ma con Zuniga, Yepes, Zapata, Guarin, Ibarbo e Cuadrado, che considero una potenziale outsider per questo mondiale. Mi auguro che Bottarelli ci presenti dunque presto una panoramica delle equities della Bolsa de Valores de Colombia, tenendo presente che la Hongkong and Shanghai Banking Corporation prevede che la Colombia potrebbe essere il paese con il tasso più alto di crescita di tutta l'America Latina da qui al 2050, battendo ovviamente Brasile ed Argentina (spero innanzi tutto sul campo)!