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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Borsa e mondiali, la doppia scommessa sul Brasile

MAURO BOTTARELLI ci mostra il contenuto della quinta edizione del report World Cup and Economics elaborato da Goldman Sachs, molto interessante in vista dei mondiali

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Se il fatto che Goldman Sachs ritenga il Brasile come favorito per la vittoria finale della prossima Coppa del mondo di calcio non crea particolare sorpresa, tanto da invitare gli investitori a lanciarsi su equities brasiliane come scommessa speculativa a breve, più interessanti appaiono altri dati contenuti nella quinta edizione del report World Cup and Economics. Lo studio, infatti, analizza i dati macro-economici di tutti i 32 paesi partecipanti e utilizza tutti i suoi strumenti metrici per decretare chi vincerà la finale il 13 luglio prossimo e arriva alla seguente conclusione storica: esiste un chiaro pattern nel mercato equity che vede la Borsa della nazione vincitrice andare in outperformance sulle altre piazze.

Un qualcosa che però ha respiro breve e, quindi, di fatto porta con sé un avvertimento implicito per chi volesse operare: entrare con timing perfetto e uscire altrettanto in fretta, poiché a detta del capo analista equity di Goldman Sachs, Peter Oppenheimer, il mercato azionario del Paese vincitore conosce storicamente un trend di outperform verso gli altri listini globali mediamente del 3,5% ma solo nel mese successivo a quando si è alzata la coppa che un tempo si chiamava Rimet e, sempre storicamente, conosce un tonfo dopo tre mesi, ovvero quando il breve rally porta con sé le ovvie prese di beneficio da parte di chi non scommette sulla solidità del mercato in questione ma sull’effetto boost del trionfo calcistico. Di più, passati dodici mesi, la nazione vincitrice perde tutti i guadagni ottenuti e, mediamente, vede il proprio mercato azionario andare in underperformance a livello globale di circa il 4%. Per Oppenheimer, «il messaggio è chiaro: godetevela finché dura».

In compenso, però, qui non ci troviamo di fronte a coincidenze e credenze, ma a un trend storicamente accertato, basti vedere i corsi azionari dei paesi vincitori e compararli con i movimenti del Msci World Index: dal 1974, tutti le nazioni vincitrici hanno visto un mese di outperformance, poi seguita entro tre mesi da un movimento in underperformance. Anzi, non tutte, c'è stata storicamente un'unica eccezione, guarda caso proprio il Brasile nel 2002, anno che però vedeva il Paese già preda di una brutale recessione e di un crisi valutaria che ha vanificato i possibili guadagni sull'indice azionario nazionale. Chi perde la finale, invece, deve prepararsi a tempi magri, visto che sette volte su nove chi ha si è arreso negli ultimi novanta minuti ha conosciuto non solo la cocente delusione della sconfitta ma anche movimenti azionari al ribasso: l'underperformance comparata all'indice Msci è stata dell'1,4% nel primo mese, raggiungendo il 5,6% nei tre mesi successivi.


COMMENTI
07/06/2014 - Bottarelli, guardi avanti per favore (Giuseppe Crippa)

Questo articolo di Bottarelli è interessante ma rivolto al passato. Suggerirei invece un altro approccio per individuare la borsa che potrebbe giovarsi delle prestazioni positive della nazionale del suo paese: guardiamo alle quotazioni dei bookmakers e da lì passiamo a cercare i titoli più interessanti delle borse dei rispettivi paesi. Tralasciando le scontate Brasile, Argentina, Germania e Spagna mi concentrerei sulla Colombia, purtroppo priva di Radamel Falcao ma con Zuniga, Yepes, Zapata, Guarin, Ibarbo e Cuadrado, che considero una potenziale outsider per questo mondiale. Mi auguro che Bottarelli ci presenti dunque presto una panoramica delle equities della Bolsa de Valores de Colombia, tenendo presente che la Hongkong and Shanghai Banking Corporation prevede che la Colombia potrebbe essere il paese con il tasso più alto di crescita di tutta l'America Latina da qui al 2050, battendo ovviamente Brasile ed Argentina (spero innanzi tutto sul campo)!