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DECRETO IRPEF/ Il "test" delle imprese pronto per Renzi

Pubblicazione:domenica 8 giugno 2014 - Ultimo aggiornamento:domenica 8 giugno 2014, 17.25

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Proprio per questa ripresa di fiducia non si debbono pertanto commettere errori, non bisogna ritardare il processo avviato delle riforme. Il consenso accordato a tale decreto è sostenuto anche dal fatto che il governo ha dichiarato che è allo studio un nuovo pacchetto di sostegno alle imprese, che si pone quale intervento integrativo delle misure adottate nel decreto medesimo. Gli imprenditori ormai da tempo chiedono al governo interventi per gli investimenti, l’innovazione e la patrimonializzazione, e l’esecutivo ha reso noto che nei prossimi giorni interverrà proprio sul versante dell’incremento dell’assetto patrimoniale dell’impresa, con diversi tipi di interventi, tra cui anche un diverso trattamento fiscale degli utili reinvestiti nell’impresa.

Accanto, infatti, al taglio della bolletta energetica per le piccole e medie imprese e alle agevolazioni fiscali sugli investimenti per beni strumentali, è urgente lavorare ancora molto sul versante della patrimonializzazione delle nostre imprese. Le ragioni che assistono tale urgenza sono segnalate da un divario crescente di patrimonializzazione tra le nostre imprese (il cui grado è sceso rispetto alla media europea) e quella tedesche, in particolare nel settore manifatturiero. Secondo i dati della Banca d’Italia, infatti, per essere in linea con la media europea occorrerebbe un aumento complessivo della patrimonializzazione delle imprese italiane di almeno 200 miliardi e una pari riduzione dei debiti per liberare le imprese da un’eccessiva dipendenza dal credito bancario, che oggi è pari a circa il 65%.

Con il provvedimento approvato è la terza volta che si interviene sui debiti commerciali della Pubblica amministrazione, che si attestano oggi a un valore complessivo tra i 60 e i 75 miliardi, rispetto ai 90 del 2013. Accanto a questo si è registrata anche una diminuzione dei tempi medi che passano da 190 a 180 giorni, e parimenti una minore incidenza dei debiti commerciali della pubblica amministrazione sul Pil, che rimane comunque una delle più alte in Europa.

Pertanto, questo decreto legge si può definire il primo tempo di una partita difficile, ma non impossibile da vincere. Ciò che ci si attende è che il governo sostenga, oltre i consumi, anche l’offerta, ovvero la base produttiva e questo sarà un banco di prova ineludibile e prioritario per continuare nel percorso che si sta avviando al fine di traguardare la crescita e lo sviluppo economico e produttivo del nostro Paese.



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