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GEO-FINANZA/ La mossa di Draghi consegna l'Europa agli Usa

Pubblicazione:domenica 8 giugno 2014

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La Bce ha fatto quel che poteva per iniziare, evitando l’opposizione tedesca, una politica di rilassamento monetario (Qe) che, tranne il Giappone, gli Usa e Uk stanno progressivamente abbandonando. A ben vedere, però, questa scelta salutata con grande favore e senza indugio in Italia, perpetua la subalternità europea al modello americano. Più che spingere la crescita economica reale, infatti, questa decisione rischia di essere uno scivolo ben congegnato per dare un’accelerazione a favore della conclusione del Ttip. Invece, la decisione della Corte va in una decisa direzione di “de-americanizzazione” dell’Europa, con profonde e vaste implicazioni sulle attività “spionistiche” emerse con l’affaire Nsa ai danni della Germania e di altri paesi alleati. Paesi come il Regno Unito, la Danimarca e la Norvegia hanno già annunciato che, pur rispettando la decisione della Corte, ripresenteranno legislazioni nazionali per continuare la raccolta di dati delle telecomunicazioni. Una nuova frattura si profila in Europa.

Appare evidente che la Germania è tirata in tutte le direzioni, con una profonda e soffocante ingerenza americana negli affari interni nazionali ed europei. Lasciare da sola la Germania sarebbe un grave e imperdonabile errore da parte degli altri paesi europei. Mentre si celebra il D-Day, vale la pena di ricordare quanto ha detto il celebre demografo francese Emmanuel Todd, intervistato daFrance Culture il 26 maggio scorso: «L’Europa forse è andata a cercare la propria morte in Ucraina. Questa continuerà a disintegrarsi e la causa sarà l’Europa e non la Russia. La parte orientale d’Europa è una zona di non-costruzione statale, di violenza. Qualcosa di malefico si sta preparando laggiù». 

Intanto, Obama ha presentato il suo ipocrita bluff di “aiuti” per l’Ucraina, che altro non è se non una proposta di fornitura a credito (1 miliardi di dollari) di vecchio materiale bellico. Ma l’Ucraina ha bisogno solo quest’anno di 35 miliardi di dollari. Il Fmi ha offerto aiuto con la clausola “dell’integrità territoriale” (tutto il territorio). Altro bluff e ipocrisia. La “bomba” Ucraina continua nel massacro umano e resterà attivata fino a quando l’Europa non avrà “scelto” di stare con gli americani attraverso il Ttip. Solo dopo si troverà una soluzione, con la Russia.

Ma “Renzi il Magnifico” e la sua corte di cortigiane-ministro esultano perché si illudono che la Germania si è piegata davanti al 41% del Pd alle europee. La verità è che l’Italia, come ha sottolineato il centro di prospettiva politica francese Geab, “ha subito un colpo di stato che l’ha trasformata nella vera portaerei della Nato, al servizio degli americani”. La rinomata università britannica Lse già scriveva nel dicembre 2013 che Renzi era “l’amico degli americani e [perciò] un pro-europeo”, una combinazione che oggi fa venire i brividi.

Ma anche la Francia del ciclomotorista seriale Hollande, dopo aver subito un’imponente sconfitta elettorale alle europee e amministrative, si è allineata al volere americano. Oltre al super-atlantista ministro degli Esteri, Laurent Fabius, il rimpasto di governo ha fatto salire alla guida Manuel Valls, che ha prontamente annunciato un piano-fotocopia del Fmi condito di riduzione delle tasse, indebitamento e sostegno alla politica monetaria “espansiva” della Bce. Un cocktail ben noto e già fallito dov’è stato applicato. Per non far mancare nulla [agli americani] Hollande ha modificato la struttura del governo con due atti molto importanti (taciuti del tutto in Italia). Il primo è che le competenze per il commercio estero sono state trasferite dal ministero dell’Economia a quello degli Esteri. Così facendo, esse rientrano nella sfera “dell’interesse nazionale” che per tradizione rileva dall’Eliseo e non necessita di approvazione parlamentare. Quindi, prepariamoci all’approvazione senza dibattito del Ttip. Il secondo è il trasferimento del Segretariato per gli affari europei (Sgae), che fu creato da Delors presso la sede del governo a Matignon, sotto l’ala di decisione diretta del presidente all’Eliseo. Anche in questo caso si tratta di un sistema per bypassare la democrazia, visto che le decisioni del presidente non necessitano approvazione parlamentare.


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